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Figlia presa dai Servizi Sociali La madre si rivolge al giudice

Figlia presa dai Servizi Sociali La madre si rivolge al giudice

«Sto valutando di rivolgermi direttamente all’autorità giudiziaria per chiedere che la verità venga ripristinata». Sono le poche parole della mamma cui i Servizi sociali hanno sottratto la figlia...

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«Sto valutando di rivolgermi direttamente all’autorità giudiziaria per chiedere che la verità venga ripristinata». Sono le poche parole della mamma cui i Servizi sociali hanno sottratto la figlia 17enne, con un provvedimento di urgenza adottato a cavallo di Natale in seguito alla segnalazione della scuola, un istituto superiore di Sassuolo. L’ipotesi è quella di maltrattamenti, ma come riferito ieri, il legale della mamma, l’avvocato Alessio Anceschi, esperto in materia, ha contestato il provvedimento, accusando i Servizi di averlo adottato in forza di una norma che consente di dare aiuto ai minori abbandonati, e non in forza della norma che riguarda i casi di maltrattamento, e per la quale la decisione non può essere presa dai Servizi sociali, ma dal giudice: «È come - ha semplificato il legale - che una sentenza venisse pronunciata da un vigile urbano, titolato a fare multe». Nel merito dei maltrattamenti, i Servizi sociali hanno scritto alla madre - con cui la ragazzina viveva fino a pochi giorni fa in un Comune del distretto - che non possono entrare nel merito in quanto la segnalazione e la descrizione dei fatti avvenuta nell’audizione protetta con la ragazza dovranno essere valutate dal giudice.

La madre ha comunque scritto una lettera tramite il legale, negando di avere maltrattato la figlia, semplicemente di avere esercitato un controllo attento avendo scoperto, esemplificando, che la ragazza spesso si assentava, in una occasione aveva introdotto in casa un uomo conosciuto a Milano e troppo spesso si “perdeva” nella consultazione di social network. La madre ha ammesso che in una occasione nel cercare di trattenerla per un braccio durante un rimprovero la ragazza si è divincolata, nulla più. E ora chiederà un confronto. Anche se, quando partono questi “treni”, aggiustare le questioni non è facile.

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