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Nanoparticelle, soluzione per le malattie nervose

Nanoparticelle, soluzione per le malattie nervose

La ricerca è nata dalla collaborazione tra l’ateneo di Modena e il laboratorio guidato dalla scienziata Elena Cattaneo. Una svolta per la Corea di Huntington

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Nuovi passi avanti nella ricerca delle nanoparticelle polimeriche usate in campo farmacologico. Il gruppo di ricerca dell’Università di Modena e Te.far.ti (Tecnologie Farmaceutiche Tradizionali Innovative), guidato dalla professoressa Maria Angela Vandelli, assieme al laboratorio NeuroStem cell Biology and Pharmacology of Neurodegenerative diseases, guidato dalla professoressa Elena Cattaneo, ha scoperto come direzionare al sistema nervoso centrale nanoparticelle che veicolano colesterolo in modelli animali.

Lo studio, pubblicato sulla rivista internazionale EMBO Molecular Medicine, ha preso in esame la patologia “Corea di Huntington”, una malattia genetica neurodegenerativa che colpisce la coordinazione muscolare e porta ad un declino cognitivo e a problemi psichiatrici.

Tale scoperta apre nuovi scenari clinicamente molto rilevanti per il trattamento non solo della malattia di Huntington, ma anche di diverse malattie del sistema nervoso centrale. Lo studio è il frutto di una collaborazione di grande spessore scientifico con una delle strutture di punta della ricerca internazionale. Il laboratorio NeuroStem cell Biology and Pharmacology of Neurodegenerative diseases, è guidato da Elena cattaneo, una ricercatrice che per i suoi meriti scientifici è stata nominata senatrice a vita dal presidente Giorgio Napolitano.

Assieme all’istituto Neurologico Besta di Milano, al laboratorio di Chimica Clinica dell'Ospedale di Circolo e Fondazione Macchi di Varese ed all'Istituto di Neuroscienze di Torino la ricerca ha segnato due punti fermi.

La scoperta ha rilievo sia dal punto di vista farmacologico che da quello tecnologico farmaceutico. Si dimostra, infatti, inequivocabilmente la rilevanza del deficit di colesterolo nel decadimento cognitivo associato con la patologia Huntington ed i benefici della sua integrazione attraverso le nanoparticelle impiegate, con un recupero della attività sinaptica, della comunicazione tra neuroni, con la riduzione del declino cognitivo ed il miglioramento dell'attività cerebrale. Inoltre si conferma che la nanomedicina è una reale prospettiva terapeutica in quanto le nanoparticelle opportunamente ingegnerizzate sono in grado di superare barriere biologiche virtualmente impermeabili e sono capaci di rilasciare il colesterolo nel sito di azione, ovvero in determinate aree del cervello.

Tale scoperta apre nuovi scenari clinicamente molto rilevanti per il trattamento non solo della Malattia di Huntington, ma anche di diverse malattie del sistema nervoso.

Le nanoparticelle impiegate sono costitute da un polimero biodegradabile e biocompatibile, approvato dalla Fda americana per diverse formulazioni ad uso parenterale, quindi virtualmente pronto per una applicazione in fasi pre-cliniche e cliniche.

I risultati della ricerca sono stati pubblicati su EMBO Molecular Medicine, una delle riviste internazionali con maggior impatto scientifico in ambito medico/farmacologico.

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