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Vecchia Provincia addio: si cambia

di Saverio Cioce
Vecchia Provincia addio: si cambia

Su 407 dipendenti, 119 alla Regione o alle agenzie collegate. Compiti, personale e budget ridotti

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Sarà che gli impiegati che vanno a Bologna si contano su una mano o che il trasloco degli uffici è già stato completato un mese fa. Ma il momento storico, quello dell’abrogazione della Provincia di Modena, non sembra sconvolgere più di tanto l’assetto di circa 407 dipendenti dell’ente.

Anche perchè, nonostante la propaganda dei rottamatori, le Province restano in piedi: in dimensioni molto più ridotte e con deleghe sul territorio, esattamente come prima. Anche Renzi ha dovuto arrendersi alla Corte Costituzionale che ha fatto presente come il Parlamento non può cancellare con maggioranze risicate la Costituzione ma che servono maggioranze molto ampie, come previsto dalle leggi costituzionali.

Niente ammainabandiera dunque. A 48 ore dal passaggio di consegne che svuota dall’ingterno un’istituzione nata con l’Unità d’Italia e messa in soffitta in nome dei risparmi e dei doppioni degli uffici inutili, solo qualche brindisi per la fine del 2015. I più spiritosi fanno finta di cercare tra le previsioni astronomiche del 2016 quale destino possano avere le nuove agenzie e le aumentate competenze della regione che partono in un anno bisestile, ma il clima è tutto sommato di attesa.

La parola d’ordine “Niente esuberi”, vale a dire niente licenziamenti, ha avuto il suo effetto di pacificazione. Anche i trasferimenti a Bologna sono stati limitatissimi e su base volontaria. Dunque cosa cambia nell’organizzazione degli uffici di viale Martiri della Libertà?

Nella sede che ospitava a fianco della Prefettura una gran parte di funzionari, ora restano altri settori (vedi articolo a fianco) ma è soprattutto la geografia dei funzionari e la gestione del personale a essere cambiata. Dal 1° gennaio sono 119 le unità che traslocheranno sotto le insegne della Regione, almeno per quello che riguarda lo stemma sulla porta: 26 dal settore Ambiente vanno all’Arpae, 55 dell’Agricoltura, compresa Caccia e Pesca, e i rimanenti dei settori Protezione Civile (con le cave), Attività produttive, commerciali e turismo, Istruzione con annesse formazione professionale e politiche sociali. Proprio questo dipartimento può essere il simbolo di un passaggio epocale: l’ambiente come settore amministrativo naque nel 1980, in piena battaglia antinucleare e con assessore Liliano Famigli. Da lì nacque la prima Relazione sullo Stato dell’Ambiente (1983), il Piano Rifiuti che ridusse le discariche comunali a favore dell’inceneritore, da quasi una quarantina alle 4 più importanti di oggi. Ma su questo in Provincia si sentono con la coscienza tranquilla: «Oggi Modena è una delle poche città dove ci sono limiti alle emissioni totali degli inquinanti, e non solo in percentuale».

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