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Il Capodanno e la solitudine del disabile

Alberto Gatti
Il Capodanno e la solitudine del disabile

Il capodanno è solitamente una festa per i giovani, discoteche, birra e champagne sono gli elementi che la caratterizzano, ma per noi disabili? L'amara riflessione di Alberto Gatti

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MODENA. Capodanno, festa di solitudine per i disabili. Il Capodanno è solitamente una festa per i giovani, discoteche, birra e champagne sono gli elementi che la caratterizzano. Ma per noi disabili? Questo è un argomento un po’ ostico perché da una parte ci sono i ragazzi amici di tutti i giorni che vogliono esser liberi di far festa a Capodanno senza aver l’impegno di esser attenti all’amico disabile. Dall’altra noi siamo soli.

Ecco oggi mi piacerebbe parlar con voi della mediazione. L’amico disabile, se vogliamo, ha bisogno di un po’ più di attenzione perché devi sopperire alle sue debolezze, quindi c’è chi ha la mancanza di manualità e devi imboccarlo, oppure chi non cammina e devi portarlo, e non puoi farlo con un litro di lambrusco in corpo. Ma dall’altra parte abbiamo delle persone a casa sole che purtroppo non festeggiano. Io e la mia compagnia abbiamo raggiunto questa mediazione: ci troviamo il giorno prima, festeggiamo insieme, facciamo una cena, così il giorno dopo io ho già festeggiato e loro possono andar in giro (non che abbiano bisogno del mio permesso) e festeggiare come credono. Io ritengo di essere molto fortunato ad averli incontrati, pensate che a Natale siamo andati a cena fuori tutti insieme.

Certamente non è semplice trovare persone sempre così disponibili, ma bisogna esser fortunati e capaci di mediare: non sempre ci riesco. Bisogna esser fortunati o per chi come me crede, aver Fede, perché incontrare persone giuste capaci di accogliere un disabile non è semplice. Nella mia esperienza il primo contatto è stato casuale, una ragazza aveva bisogno di una sigaretta, il mio accompagnatore fumava e da lì abbiamo iniziato a parlare. C’è chi questa opportunità non ce l’ha e quindi ha un cerchio ristretto di conoscenze che riguardano solo il centro che frequenta e la famiglia, e a Capodanno come negli altri giorni non ha molte possibilità di frequentare altre persone.

Bisognerebbe quindi iniziare un percorso di integrazione partendo dalla frequentazione dei posti giovanili, soprattutto senza far il solito gruppo chiuso di disabili, facendo mischiare i ragazzi con gli altri. Io credo nell’integrazione.

Buon anno a tutti.

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