Gazzetta di Modena

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Vivono nelle baracche per salvare le aziende

di Valentina Corsini
Vivono nelle baracche per salvare le aziende

San Felice. La storia emblematica della famiglia Stefanini, a 4 anni dal sisma «Ci siamo comperati i container pur di stare vicini alle mucche che alleviamo»

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SAN FELICE. Un terremoto così lontano e così vicino: a distanza di 4 anni c’è chi vive il suo quotidiano nelle baracche sparse per il territorio, senza una vera data di scadenza. A farne le spese, tra promesse non mantenute e burocrazia, è spesso gente comune che combatte ogni giorno, da quei quattro anni, con una ferita morale e materiale che sembra ancora impossibile sanare. Dopo il nostro viaggio esemplificativo all’interno dei Map di via Romano, in cui abbiamo raccolto la frustrazione di diverse famiglie - dinnanzi alla promessa (e speranza) mancata di un ritorno a casa entro la fine del 2015 - basta fare un giro nelle campagne della Bassa, per capire quante altre famiglie vivono ancora nei container di fronte alle loro abitazioni danneggiate o distrutte. Come la famiglia di Omero Stefanini, allevatore 68 enne e titolare insieme al figlio Stefano dell’Azienda Zootecnica omonima di via Villa Gardè, a San Felice. I danni provocati dal sisma del 2012 sia all’azienda che in modo particolare all’abitazione privata, sono stati così ingenti che basta osservarla per capire. La foto della moglie di Omero, ferita ad un piede nella fuga, davanti a quelle pareti sventrate, era divenuta il simbolo del dolore e della dignità della Bassa.

Oggi si può ancora vedere dall’esterno quello che resta della camera da letto dei coniugi Stefanini. Perché la casa degli Stefanini versa nelle medesime condizioni del 2012.

«È tutto fermo da quel 29 maggio e stando alle parole del mio geometra, i lavori per demolire la casa avrebbero dovuto iniziare l’autunno scorso. Non so se per incuria mia, del Comune, della Regione – ironizza Omero Stefanini- ma sta di fatto che non si è mosso ancora un dito. Io sono uno che non è abituato a piangersi addosso, ma ho un’azienda zootecnica con 400 mucche da mandare avanti, e non ho nemmeno il tempo di andare tutti i giorni presso i vari uffici per seguire le pratiche burocratiche, anche perché dopo un po’, c’è chi si nega sperando che prima o poi ci si stanchi di chiedere».

Ed è così che da quasi quattro anni, Omero e la moglie Elena vivono rassegnati in un container che staziona proprio di fronte alla loro casa diroccata. «Ho pagato di tasca mia questo container, ma almeno è un 40 metri quadrati e ha le pareti più simili a quelle di una “casa” – afferma Stefanini - non come quelli dati dalla Regione in cui c’è troppo caldo d’estate e troppo freddo in inverno. E mi ritengo fortunato, perché almeno ho potuto continuare a lavorare: delle cinque stalle della azienda solo due hanno subito danni gravi, ma poi è arrivata la crisi del mercato del latte, a darci il colpo di grazia».

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