Sfrattata la pesca sportiva al laghetto di Ponte Alto
Dopo 37 anni la società proprietaria dell’area dove si svolge la festa dell’Unità ha chiesto al Pd di far cessare l’attività. Da ieri niente più lenze in attività
L’anno bisestile per Marisa Ballotta è arrivato sotto forma di licenziamento senza preavviso. La titolare dei laghetti di pesca di Ponte Alto si è vista notificare lo sfratto a partire dal 1° gennaio 2016, senza se e senza ma e soprattutto senza dilazioni.
«Ci hanno detto che dovevamo far fagotto e liberare tutto - dice con gli occhi lucidi - La nuova proprietà non vuole più che si eserciti in quell’area la pesca sportiva a nessuna condizione. Noi non abbiamo mai dato problemi però la decisione era già stata presa e quindi non c’è più nulla da fare. Così abbiamo lasciato tutto vuoto, come ci è stato richiesto. A noi dispiace perchè avevamo anche nuovi clienti, persone che amavano quel posto a due passi da Modena dove poter pescare in pace e magari bere un caffè in compagnia con gli amici. Si vede che tutto ha un inizio e una fine».
Lo sfratto è arrivato alla fine dell’anno appena terminato. E il 31 dicembre, abbassate le serrande, c’è stato l’addio per un’attività che è andata avanti ininterrottamente dal 1978.
Ultimo dei piccoli laghetti per la pesca sportiva in mano a un privato, senza la copertura di circolo affiliato all’Arci-Uisp o ad altre confederazioni del tempo libero, il laghetto del Ponte Alto era una piccola oasi a due passi dal centro città.
In origine, quando l’area faceva parte della proprietà dell’ex Fornace Vigarani, il minuscolo specchio d’acqua non correva pericoli così come la gestione non è stata mai messa in discussione nel momento in cui tutta l’area fu acquistata da Giuseppe Panini.
Poco tempo dopo il re delle figurine, con un colpo a sorpresa, cedette la proprietà al partito che guidava Modena dal dopoguerra e che voleva trasformare la zona in una sorta Festa dell’Unità permanente, a carattere nazionale.
Fu una chiamata alle armi per la base di un Pci - ex Pci che si avviava a cambiare pelle tra Pds-Ds e infine Pd. Quel progetto venne archiviato, lo spazio per la festa Pd rimase ed entrarono in campo interessi di immobiliaristi. Nel 2001 l’area fu ceduta a una cordata d’imprese sassolesi, poi nel 2004 ad un’altra società ancora per costruzioni in grande stile. Operazione arenata vista la crisi che dalla fine del 2007 a oggi ha messo in crisi l’edilizia. Giusto pochi mesi prima l’intero complesso fu acquisito dall’Immobiliare Ponte Alto, una società costituita costituita dalla Cooperativa di Costruzioni, la Stella Alpina srl, la Caladio srl, la Cooperativa Muratori di San Felice, l'Immobiliare Quadrifoglio.
Oggi però i proprietari dell’area reputano che la pesca sportiva non si possa più fare e hanno invitato l’inquilino, ovvero il Pd modenese che ci organizza le feste provinciali e invernali dell’Unità, a far chiudere un’attività curata da estranei.
Saverio Cioce
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