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Ultimo dell’anno speciale per i fedeli di Nonantola

di Gabriele Farina
Ultimo dell’anno speciale per i fedeli di Nonantola

Il vescovo celebra San Silvestro circondato dai figuranti in abiti medievali «Nel mondo c’è tanto bene, bisogna cercarlo e sapere perdonare chi fa del male»

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NONANTOLA. Uno «sguardo più profondo» per guardare con fiducia al 2016. È l’augurio rivolto da don Erio Castellucci alla comunità per il nuovo anno. Il vescovo ha dato inizio al Giubileo la notte di san Silvestro con una cerimonia partita fin dal pomeriggio e culminata con il “Te Deum” a cui hanno partecipato le autorità cittadine e i figuranti del “Palio dell’Abate” (antico popolo della Partecipanza Agraria), vestiti di preziosi abiti medioevali. Un appuntamento importante per la comunità, visto il legame ancora presente con il papa vissuto nel IV secolo. Così bisogna guardare l’anno appena trascorso con gratitudine.

Come può nascere uno sguardo più profondo? «Di solito è facile vedere il tanto male - ha risposto don Erio - le violenze, le ingiustizie, le sopraffazioni, le sofferenze che ci sono nel mondo. È giusto, doveroso, ovvio riuscire a vederle. Tuttavia, sotto questo c’è tanto sommerso di bene, di dedizione di gratuità, che si trova nel cuore di tutti gli uomini, credenti e non credenti, cristiani e non cristiani. Penso sia importante adottare questo sguardo più profondo per fare emergere ancora di più il bene che c’è in modo che si possa compensare questa situazione di grande male».

Come ha spiegato il successore di Antonio Lanfranchi, è possibile fare tanto nel quotidiano. Un esempio nasce dal suo desiderio per il 2016. «Desiderio che la misericordia sia davvero vissuta - ha ripreso don Erio - e non sia solo vista come una parola quasi compassionevole. Sia il desiderio che nel nostro cuore nasca il perdono, soprattutto verso quelle persone che facciamo più fatica a perdonare, perché magari ci hanno offeso e non riusciamo in qualche modo a passarci sopra».

Concetti espressi già all’inizio della messa, in cui don Erio ha benedetto la comunità. «Signore, guarda benigno alla terra di Nonantola - ha detto l’abate - resti l’attenzione verso i piccoli, gli anziani e i sofferenti, l’apertura per chi spera in un avvenire di pace. La Tua Benedizione ci accompagni nel cammino del tempo».

Più avanti il vescovo di Modena ha sottolineato il legame con il territorio. Nell’omelia il monsignore ha riflettuto sulla misericordia partendo da una domanda: “Mi ami tu?”. È il quesito posto nel Vangelo da Gesù a San Pietro. «Gli avrebbe potuto chiedere altro - ha ripreso il vescovo - sarebbe stato più logico. A lui, che lo aveva rinnegato tre volte, avrebbe potuto chiedere se era pentito, se era disposto a non ripetere il brutto gesto. Non va a ripescare il passato, ma si concentra sul presente e sul futuro. Vuole ri-mandare Pietro, mandarlo di nuovo nella chiesa e nel mondo. Non verifica neanche se è idoneo a essere pastore. Non gli chiede: “Ami tu gli apostoli?”. Gli interessa se Pietro ama Lui».

L’uomo può essere segnato incoerenze, infedeltà, peccati, scelte sbagliate, ferite, fatiche. «Il Signore ci dice anche quest’anno: “seguimi” - ha concluso don Erio - e non ci ritiene mai “spacciati”, una parola che non esiste nel vocabolario di Dio. Soprattutto nell’Anno Santo della Misericordia il messaggio è: “Tu, seguimi”».

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