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«Cinque priorità per rilanciare il progetto del Sant’Agostino»

La recente sentenza del Tar sul polo culturale S. Agostino ha stabilito che il progetto così come è non si può realizzare. Come noto, il giudice ritiene che si debba cambiare progetto oppure...

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La recente sentenza del Tar sul polo culturale S. Agostino ha stabilito che il progetto così come è non si può realizzare. Come noto, il giudice ritiene che si debba cambiare progetto oppure intervenire, con una delibera ad hoc, che permetta di procedere con il progetto sanando una serie di irregolarità legate al regolamento urbanistico.

Secondo l’Associazione degli Amici del Sant’Agostino questa sentenza dovrebbe essere l’occasione per rivedere non solo il progetto, ma anche l’approccio complessivo alla riqualificazione. «Ripartendo dalle città e dalle sue esigenze - scrivono in una nota- la cultura, la ricerca, l’alta formazione, le imprese che operano nel campo dei beni culturali debbono trovare nel polo del S. Agostino un riferimento essenziale. Insomma, deve essere occasione per una crescita complessiva che vada al di là dell’offerta turistica». Su cosa si dovrebbe quindi puntare? L’associazione elenca una serie di prorità. «Innanzitutto - spiegano - occorre fare partire subito quello che è realizzabile del progetto S. Agostino, ovvero il restauro conservativo della parte di via Berengario (demaniale) che copre quasi la metà della superficie del comparto, ed è destinata ad ospitare servizi e istituti universitari».

«In secondo luogo, - prosegue - si deve riprendere il legame con la città, con le competenze diffuse a cominciare dell’università al fine di far uscire la progettazione degli interventi dalla stretta cerchia di tecnici in cui l’ha chiusa la Fondazione. L’ideale sarebbe un comitato di consultazione che, sia il luogo dove si realizza un confronto e la costruzione di un necessario consenso largo per questo progetto. La terza priorità è: dare al progetto una più forte caratterizzazione culturale, bisogna cioè esplicitare una “mission” che crei benefici per la città. La creazione di un polo che riunisca la Galleria Civica, le raccolta di Fondazione fotografia, il museo della figurina e il fotomuseo Panini è certamente l’aggregazione da cui far ripartire il progetto. E ancora: la Biblioteca Estense universitaria deve rimanere al centro delle attenzioni. La vediamo protagonista di una rete che comprenda l’Archivio di stato e le altre biblioteche storiche del territorio, deve trasformare la sua natura: da luogo di mera conservazione a centro di formazione, di ricerca e alta divulgazione. Il prezioso patrimonio storico dell’Estense e le sue raccolte di giornali d’epoca, richiedono un accordo di programma con il ministero per un progetto di digitalizzazione del patrimonio. Infine la Galleria Estense deve interagione in modo continuativo con quello che si muove, si espone e si progetta nella piazza».

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