A Piumazzo c'è Il maxi presepe di Fausto spettacolo in movimento
Castelfranco. È esposto a Piumazzo e ha 230 statue mosse da altrettanti motori Negrini: «Dalla Natività agli antichi mestieri è la storia di una lunga passione»
CASTELFRANCO. La storia che racconta un presepe non è solo quella della Natività di Gesù: un presepe racconta anche la storia del suo autore, degli sforzi e della passione che gli hanno permesso di realizzare la sua opera.
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Opera, quella di Fausto Negrini, che non conosce tregua e viene rinnovata di anno in anno, con modifiche, aggiunte e ampliamenti, sempre nel tentativo di mostrare un vero e proprio spettacolo, con scene di una comunità viva e dinamica, ritratta nei più minimi particolari. Così ogni anno si moltiplicano i visitatori del grande presepe meccanico che ha realizzato e che conquista intere famiglie, grandi e bambini. «Tutto è iniziato più di venticinque anni fa - racconta Negrini - quando il professor Giovanni Santunione aveva pulito il vecchio oratorio seicentesco di via IV Novembre, a Piumazzo, e lo aveva adibito a presepe, insieme a suo fratello e allo scenografo Massimo Balestri». Il presepe allora allestito era statico, e le sue dimensioni ridotte: occupava infatti solo lo spazio sotto il primo arco dell'antico oratorio.
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«Balestri, poco dopo, si trasferì definitivamente a Bologna - racconta Negrini - e negli ultimi venticinque anni l'ho preso in mano io». Nelle mani di Negrini, il presepe da statico divenne un'opera interamente dinamica, perché «per colpire la fantasia e creare qualcosa di diverso, il movimento è determinante». Una idea, una intuizione che ne ha fatto uno dei presepi più visitati del modenese. Nel corso di questi venticinque anni, quello che ha letteralmente preso vita è un presepe popolare largo otto metri e profondo quattro, realizzato in legno e terracotta, che rappresenta le caratteristiche delle comunità della valle del Panaro tra Sette, Otto e Novecento.
Le case del borgo confinano con quelle di ciottolo dei contadini e al loro interno, come tra i vicoli e sui prati, rivivono antichi personaggi e mestieri, grazie al lavoro degli innumerevoli motori posti sotto la superficie del presepe.
Accanto ai tradizionali pastori e ai Re Magi che si guardano attorno, quindi, c'è il fabbro che batte il martello sull'incudine con tanto di scintille, la donna che batte i panni alla finestra, lo spettacolo animato di burattini, il mastro acetaio che controlla il suo prodotto, l'uomo che beve vino e ride, le galline che beccano sul terreno o i maialini che succhiano il latte dalla scrofa, mentre a comando il fumo esce dai focolari e Gesù Bambino sta al centro della scena con Maria e Giuseppe. Poi, all'improvviso, cala la notte e tutto tace.
«Una diapositiva della cometa di Halley» solca il cielo in fondo alla sala per mostrare la via, e un angelo appare nella grotta per annunciare la nascita. Dopodiché, torna l'alba e ognuno si dedica nuovamente alle proprie attività. «C'è tanto lavoro - dice Negrini, soddisfatto per quanto ha realizzato - Sono duecento motori e centotrenta statue in movimento. Lavoro da solo, tutti gli anni inizio a lavorarci a marzo, e da agosto il lavoro diventa veramente serrato. ma ne vale la pena per la grande soddisfazione e la gioia che un presepe regala».
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