Modena e Sassuolo, che emozioni. L’abbraccio di Caterina forte come questa terra
In principio fu “casco d’oro”, una chioma bionda che sapeva di Carnaby Street e Mary Quant e una voce possente per canzoni che sarebbero diventate dei classici. Poi il matrimonio, un figlio, la...
MODENA. In principio fu “casco d’oro”, una chioma bionda che sapeva di Carnaby Street e Mary Quant e una voce possente per canzoni che sarebbero diventate dei classici. Poi il matrimonio, un figlio, la famiglia. E infine una nuova vita come imprenditrice e talent scout. Tutto nel segno della musica. Caterina Caselli è partita da Sassuolo, nei mitici anni Sessanta, per un cammino che la ha portata a vertici altissimi. Con grande serietà, discrezione e con un entusiasmo che ha conservato intatto nel tempo.
Signora Caselli, lei è un simbolo non solo della musica italiana e di uno dei suoi periodi più belli, ma anche dell'imprenditorialità al femminile. Se guarda indietro c'è qualcosa che non rifarebbe o farebbe in modo diverso?
«Tutto quello che ho fatto l'ho fatto perché sentivo la necessità di farlo. Era tutto giusto? Certo che no, ci mancherebbe. Ma anche quando riconosco di aver fatto un errore (o più errori) ho la netta sensazione che sia comunque servito a farmi crescere. Insomma, come dice un frammento lasciato da un filosofo pre-socratico “Si fa quel che si deve… accada quel che può”. È una massima a cui mi sento vicina».
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Da tanti anni, ormai, lei vive a Milano. Come è oggi il suo rapporto con Sassuolo e con Modena? Ci torna spesso? Ne ha nostalgia?
«Nostalgia direi di no, ma il rapporto non si è mai interrotto. Non foss'altro perché a Modena vivono mia mamma e mia sorella. Sono legami forti come sono forti i caratteri della nostra gente e le emozioni che la nostra terra sa regalare».
Quali sono i ricordi più belli o più vivi che ha della sua città d'origine e più in generale della sua terra?
«I ricordi più belli sono lontani nel tempo, da piccola con mia nonna Maria. Una donna dalla quale ho imparato tanto… una donna dotata di grande equilibrio, sapeva far tutto. Un carattere umile e forte insieme. Molto intelligente, mi adorava e stavo molto con lei. Anch'io le volevo un gran bene. Poi i ricordi legati alla mia adolescenza a Sassuolo, la amica Ninni, la mia classe 3 C. Il mio più grande dispiacere, la morte improvvisa di mio padre Francesco, la mia forte e sempre giovane mamma Giuseppina che oggi vive a Modena vicino a Liliana, la mia adorata sorella, Giorgio, i miei nipoti Andrea ed Enrico, Veronica ed i loro bellissimi figli. Ancora il ricordo di mio cugino Don Rino un grande riferimento per me e l'affetto che mi lega a mia cugina Franca insieme al marito, a Cristina, Giovanni e Alessandra e i loro rispettivi figli. Le mie lezioni di canto e di musica con il Maestro Ivo Callegari e il ricordo vivo scolpito nella mente di quelle scorpacciate di ciliegie colte di notte direttamente dall'albero bagnate di rugiada dopo aver cantato e suonato con l'orchestra Callegari nei paraggi di Vignola… un furto belleebuono! Ma che bontà !!!».
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Quali i ricordi legati ai suoi inizi di carriera? Quando ha capito di non essere più soltanto una delle tante brave cantanti di quegli anni ma di essere diventata un po' il simbolo, la portabandiera di quel periodo?
«Vede io ho costruito le basi della mia carriera nelle balere della zona dove ho imparato cosa vuol dire il rapporto ravvicinato con il pubblico. Qui ho preso le prime lezioni di musica che mi hanno permesso di suonare uno strumento e di entrare più a fondo nella essenza della forma canzone. Qui ho imparato a cantare. Ma quello che lei chiama simbolo, se mai lo sono stata davvero, è nato a Roma e a Milano dove sono entrata in contatto con l'industria della musica che a quei tempi era molto attenta a curare l'evoluzione di un'artista a partire dalle sue potenzialità. C'era più tempo, si poteva sbagliare».
Da cantante e musicista ad imprenditrice. Come è avvenuto il passaggio? È stata una scelta difficile o piuttosto un processo naturale, come dire, quasi fisiologico?
«È stata una scelta meditata. Nonostante io abbia avuto la fortuna di lasciare un segno come cantante la mia carriera è stata breve, non più di cinque - sei anni. Quando ho scelto di sposarmi e di avere un figlio pensavo che magari dopo un po' sarei tornata a cantare. Invece quel periodo di pausa è stato anche molto stimolante sul piano umano e della mia formazione personale. Quando ho ricominciato a pensare “musica” avevo meno voglia di esibirmi e più voglia di aiutare altri talenti a esprimersi e a trovare la loro strada mettendo a disposizione la mia esperienza. Così è stato naturale creare quella che allora si chiamava una “etichetta”, cioè una microscopica casa di produzione focalizzata sulla ricerca di nuovi talenti. Non a caso l'avevo chiamata “Ascolto”, un nome che è tutto un programma, il mio programma, ascoltare con attenzione tutto quello che c'è di nuovo e dare una mano a imporsi all'attenzione del pubblico».
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