Scuola-lavoro, come entrare nelle imprese
Restano i dubbi sull’applicabilità del tirocinio di 400 ore in un triennio per 42mila modenesi
L’auditorium Fini di Modena ha ospitato il dibattito tra imprese, imprenditori, docenze e dirigenze varie degli istituti secondari di secondo grado di scuole di Modena e provincia, sul tema de “La buona scuola”, in particolar modo la riforma che riguarda tecnici, professionali e licei.
L’alternanza scuola lavoro diventa metodologia didattica, ed ha valenza orientativa, come già accade in molti paesi europei, come la Germania, dove addirittura si parla di sistema duale, in cui il giovane, a partire già dalla prima adolescenza, viene monitorato al fine di inserirlo nel mercato del lavoro senza difficoltà, grazie ad una spiccata capacità di collaborazione scuole-imprese.
Confindustria si impegna a cercare di attuare nel migliore dei modi questo metodo, ed è perciò che ci saranno incontri periodici tra docenze e imprenditoria. La sfida della 107, non è nuova all'istituto Levi di Vignola, al Corni di Modena, e al Fermi, sempre di Modena, che da decenni presentano nell'offerta formativa delle loro scuole stage formativi e tirocini curriculari. Ne sa qualcosa la professoressa Zanti sul fare concretamente: è loro il progetto elettronico sull'agro-alimentazione portato all'expo di milano.
«Si tratta di una rivoluzione culturale», sono le parole della dirigente del Corni, che nelle proprie riflessioni traduceva una forte vicinanza alla scuola nelle sua più normali organizzazioni, quali il consiglio di classe, e di alcuni professori in specifico, il compito quindi di ricercare e inserire il singolo studente in impresa.
L'Asl propone un modello universalistico, garantisce un'esperienza nel mondo lavorativo a tutti, anche ai ragazzi del liceo. Troppo spesso sono i giovani di 20 anni a non aver nessun tipo di esperienze. Esperienze che vanno a forgiare quelle che vengono chiamate “soft skills”, competenze trasversali, ovvero quelle capacità che maturano nelle più piccole delle mansioni, quali puntualità, capacità di relazionarsi, comunicazione, intraprendenza, responsabilità, spirito di collaborazione.
Le attività chiave per lo sviluppo del modello scuola-lavoro sono formazione congiunta prof-tutor aziendali, progettazione congiunta dei percorsi, sostegno all'orientamento e al placement.
Purtroppo i dubbi, anche sul piano organizzativo sono tanti. A partire dalla difficoltà di inserimento di queste ore. All'interno dell'orario scolastico? Non sarebbe troppo pesante per degli studenti il cui carico di studi è già pesante di suo? E la sicurezza? Come si affronta il problema dell'assicurazione dei singoli studenti? Come si fa ad inserire 42 mila studenti in impresa a Modena e provincia nel prossimo triennio per 400 ore ognuno? Le scuole che svolgono percorsi di questo tipo non superano mediamente le 70-80 ore. A risoluzione di tale problema, vi è in fase sperimentale il registro nazionale per l'alternanza scuola lavoro istituito presso le camere di commercio.
Fabjola Kodra
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