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Modena

Rigo, dalla cantina della nonna un magico viaggio nella musica

di Laura Solieri
Rigo, dalla cantina della nonna un magico viaggio nella musica

Tutto parte da una vecchia, umida cantina di una casa popolare, che oggi non c'è più, in viale Cialdini, concessa per “bontà emiliana” dalla nonna di uno dei ragazzi del gruppo. «Il nostro era...

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MODENA. Tutto parte da una vecchia, umida cantina di una casa popolare, che oggi non c'è più, in viale Cialdini, concessa per “bontà emiliana” dalla nonna di uno dei ragazzi del gruppo. «Il nostro era letteralmente un movimento sotterraneo.

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Il gioco della musica era molto comune tra chi aveva 15, 16 anni: all'epoca c'era una gran voglia di dire la propria, di uscire dal gregge, un atteggiamento anticonformista più accentuato. Durante le pause, la gente che abitava lì intorno e aveva imparato a conoscerci, ci portava il gnocco da mangiare attraverso le grate della piccola finestra della cantina» ricorda con affetto il noto musicista Antonio Righetti, in arte Rigo, classe 1964, cresciuto a pane e chitarra.

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«Avevamo già un approccio piuttosto descrittivo a questo mestiere: ricordo che scrivevo recensioni delle prove, visto che non avevamo ancora fatto degli spettacoli! Un giorno entrò in cantina un signore che non avevamo mai visto prima e che sentendoci, ci disse che voleva fare il nostro manager. In quegli anni tutti avevano una chitarra in casa, un po' come oggi tutti i ragazzi possiedono un paio di scarpe da ginnastica. A suonare la chitarra, però, come si dice a Modena, ero un po' “lofi” e seguendo le regole del calcio da strada, del calcio da cortile, per cui io tra una cosa e l'altra finivo sempre a giocare in porta, anche nel gruppo successe che mi fu assegnato il ruolo che nessuno prima di me aveva voluto ricoprire.

Così ho accettato di suonare il basso, è stato amore a prima vista, anche se la chitarra l'ho riscoperta ultimamente lavorando al mio disco da solista». Per Rigo il 2016 si apre con un anno di musica nuovo che vede l'uscita di “Water Hole”, un originale, importante lavoro discografico, una raccolta di canzoni scritte in inglese, con suggestioni fortemente letterarie e sapori teatrali, che vede la collaborazione in sala di Robby Pellati e Franco Anderlini. «Conobbi Mel Previte al circolo culturale Vienna, di cui sono stato presidente e dove conobbi anche Luciano Ligabue, che venne a presentare il suo primo 45 giri. Luciano poi mi contattò e iniziò una collaborazione che ha portato alla nascita del gruppo “La Banda” con Robby Pellati e Federico Poggipollini. Lavorammo insieme dall'album “Buon compleanno Elvis” fino a “Nome e cognome”: con Luciano avrò fatto più di mille concerti!». Rigo definisce bruciante la sua passione per la musica, «che continuo ad alimentare con un ascolto quasi compulsivo, continuo. L'ascolto della musica per un musicista è come guardare quadri per un pittore: bisogna acquistare la musica, andare ai concerti. Mio fratello Riccardo è stato responsabile di buona parte della mia crescita musicale e Bob Dylan è il mio artista di riferimento. Mi hanno chiesto spesso cosa significa suonare davanti a 150mila persone, cosa si prova... Romanticamente, la cosa più bella è quando ti volti e al tuo fianco trovi la tua band e anche se il palco è grande come un campo da calcio, non esistono distanze perché ci si spalleggia, sempre, con una fratellanza che ti lega ai musicisti che hai la fortuna di incontrare, con cui hai modo di intrecciare rapporti che sono esattamente il valore di fare musica».

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