«Giro del mondo? Lo rifarei subito»
Nel libro di Vittorio Setti il diario di 23 mesi negli oceani Con Silvano Sighinolfi ha navigato per 42mila miglia
Il diario di bordo di 23 mesi di navigazione, di 42 mila miglia a vela nei cinque oceani ora è diventato un libro.
Vittorio Setti, vulcanico erede della ferramenta fondata nel 1910, appena sbarcato a terra nel giugno scorso ha cominciato a mettere a posto gli appunti. I due anni di navigazione assieme all’amico Silvano Sighinolfi sono diventati un libro di 240 pagine ricche di foto (“Il mio giro del mondo a vela a 68 anni”, editore Il Fiorino, 30 euro) fresco di stampa e prossimamente nelle librerie.
«Lo scriva per favore - scandisce l’autore - tutto il ricavato delle vendite sino all’ultimo centesimo servirà a finanziare la costruzione delle aule distrutte dal ciclone che ha flagellato le Vanuatu. Ci siamo fermati a Tanna, una delle isole dell’arcipelago e abbiamo fatto amicizia con diverse persone. Tre mesi dopo la nostra partenza l’uragano ha fatto a pezzi case ed edifici pubblici; così noi e altri equipaggi abbiamo iniziato a raccogliere fondi e a metterle in mano a persone di fiducia. Continuiamo anche ora per dare una mano a quegli abitanti che ci hanno accolto con una gentilezza infinita».
Amici dai tempi di scuola, Setti e Sighinolfi hanno continuato a frequentarsi per cinquant’anni, ognuno impegnato nella propria azienda. Il primo, lasciati i bulloni, ha cominciato giovanissimo a cimentarsi, sempre in maniera agonistica, nell’aeromodellismo, il volo con gli alianti e le barche a vela, vincendo con queste ultime gare e campionati. Il secondo invece quando ha cominciato ad andar per mare ha trovato la sua dimensione ideale. L’idea della grande traversata, il giro del mondo come nel libro di Giulio Verne ma senza l’assillo degli ottanta giorni, è diventato realtà quando tutti e due sono arrivati vicini alla boa dell’età pensionabile.
Di qui l’acquisto e l’allestimento di uno splendido ketch a due alberi, battezzato “Festina Lente” come il motto della flotta medicea, sedici metri superaccessoriati che sono stati casa e mezzo di trasporto a cavallo dei sette mari. «Abbiamo cercato di non farci mancare nulla - osserva Setti - Vuoi che due modenesi su una barca dall’altra parte del mondo non avessero tortellini e Parmigiano sottovuoto a bordo?»
Uragani e tramonti sono stati costellati da comunicazioni via radio, da amicizie nate in porto o in rada, consolidate dal prosecco o da una buona cena italiana. Per non farsi mancare niente i due navigatori hanno colto l’occasione di gareggiare con altre 38 imbarcazioni nella Arc, una competizione tra gentiluomini che si svolge prima tra Europa e Caraibi e poi in giro per il mondo, dall’Australia all’Oriente per tornare in Europa. Bene, i nostri hanno lasciato gli altri a bocca aperta perché si sono presentati alla partenza solo in due mentre gli altri erano da cinque a otto negli equipaggi.
Sono riusciti ad arrivare tra i primi tre ma alla fine gli organizzatori hanno deciso di premiare tutti i 17 equipaggi arrivati in fondo alla gara. «Cosa abbiamo provato rimettendo piede a terra a La Spezia da dove eravamo partiti? Una gioia immensa, anche un poco di commozione. Ma se potessi ripartirei di nuovo, ora voglio conoscere meglio l’Italia e il Mediterraneo. Sempre dal mare, naturalmente».
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