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Frignani, nel cuore di Modena un liutaio “europeo”

di Gabriele Farina
Frignani, nel cuore di Modena un liutaio “europeo”

L’artista del legno unico italiano nei progetti comunitari legati alla professione

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MODENA. Ha riparato uno Stradivari facendosi pagare un caffè. Ha esposto i suoi lavori in Italia e all’estero. Ha studiato da maestri e pubblicato libri. Gli strumenti ad arco e a pizzico fanno parte del suo lavoro quotidiano. Lui è Lorenzo Frignani, liutaio modenese.

«Ho iniziato un po’ casualmente - racconta Frignani - ormai più di trentacinque anni fa. La mia attività iniziale era completamente diversa: sono stati uno dei primi a cavalcare l’onda in crescita dell’informatica. Parliamo della fine degli anni Settanta. Poi però la passione per la musica e il fatto che studiavo la chitarra mi ha fatto finire nella bottega di un liutaio. Lì, nella bottega storica Masetti di Modena, ho scoperto un mondo che non conoscevo».

Una realtà che illustra con entusiasmo. «Ho compreso che gli strumenti si possono costruire a mano - riprende il liutaio - e che dietro c’è tutta una serie di elementi, di tradizione, di scienza, di fisica acustica, di pittura e di altre arti che da subito mi ha affascinato». Insomma, è stato amore a prima vista. Osservare oggi le centinaia di strumenti finiti sotto le sue mani, anche per una “semplice” riparazione, è impressionante. Quando ha iniziato, nel 1978, la situazione era diversa… ma non troppo. I saperi della liuteria si tramandano di generazione in generazione e alcuni derivano anche «da una tradizione consolidata da cinquecento anni».

Un bagaglio che Frignani trasmette a sua volta. «S’impara tanto», assicura Toon Dockx, stagista proveniente dal Belgio. I progetti internazionali non mancano. Come il Leonardo Guitar Project. Frignani è l’unico italiano nel programma comunitario. Ne fanno parte anche gli istituti Cmb e il Cvo Rivierenland (Belgio), il Newark College (Regno Unito), i liutai Rémi Petiteau (Francia) e Thomas Holt (Spagna).

Il gruppo di lavoro ha organizzato incontri anche nel 2014 e 2015, condividendo l’utilizzo di legni non tropicali. Il suo mondo è fatto di aceri (spesso per le casse), abeti (le tavole armoniche) e altri tipi di legni. Alcuni insegnamenti per iniziare? Passione e impegno, di certo; amore per l’arte; pazienza e buon senso. «Serve unire qualità ed estetica», riprende il liutaio. Di storie da raccontare ce ne sarebbero a decine. Dagli anni in cui è stato consulente artistico presso il Comune di Pieve di Cento (Bologna) alle mostre che ha organizzato in Germania. C’è però un aneddoto che stupisce più di tutti.

«Circa due anni fa è venuto un cliente - spiega Frignani - con uno Stradivari nel 1679. Apparteneva a una collezione privata. È uno strumento di elevato valore ed era da riparare. Era un’emozione, ma non potevo farmi sopraffare. Un chirurgo non si può fare vincere dall’emozione se deve operare il presidente della Repubblica». Riparazione effettuata e tanti complimenti. Al momento di pagare, il cliente si è trovato spiazzato. «Basta un caffè», la risposta.

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