Modena, ha perso il lavoro per tre volte in quattro mesi
Jobs Act sott’accusa: il caso di un ingegnere aerospaziale in forza ad una ditta di consulenze per l’Alfa Romeo in città
MODENA. «Ho fatto più cene d’addio, di commiato in questi ultimi mesi a Modena che in tutta la mia pur giovane vita. Da quando ho sottoscritto quel nuovo contratto, in neanche quattro mesi ho perso il lavoro per tre volte e ora sono qui a Pisa con i miei genitori, in attesa che cambi qualcosa, senza stipendio né cassa integrazione perché questa potrà cominciare solo il prossimo maggio». Così Edoardo, un 29enne toscano, ingegnere aerospaziale, dipendente (per ora) di un'azienda che offre consulenza e manodopera alle case automobilistiche.
La sua storia, raccontata a Repubblica Tv, è emblematica e sul banco degli imputati il giovane mette i nuovi contratti del Jobs act.
Ripercorriamo la sua breve ma intensa odissea occupazionale. Il 29enne approdava Modena, all’Alfa Romeo presso gli stabilimenti Maserati e vi lavora per un anno circa, tra il 2014 e il 2015. Nel maggio del 2015 la sua società gli propone di rescindere il contratto a termine e firmarne uno nuovo a tempo indeterminato a tutele crescenti, appena introdotto dal Jobs Act.
Edoardo accetta. Poi ecco che accade l’imprevedibile. La Fiat, la casa madre di Alfa Romeo, decide di non aver più bisogno di quelle consulenze e rompe il contratto con l’azienda di Edoardo. «Era settembre - racconta l’ingegnere - era un martedì e ci hanno detto che mercoledì, il giorno dopo, sarebbe tutto finito. Ciò era possibile perché le piccole aziende esterne, quelle di consulenza, sono “costrette” a firmare un contratto dove c’è una clausola . Nella clausola v’è scritto che il cliente, cioè la Fiat può interrompere in qualsiasi momento il rapporto di lavoro. Le aziende interessate sono state in tutto una decina, le persone, i consulenti come, almeno un centinaio. Conosco persone che avevano fatto trasferire la famiglia, iniziato mandare i bambini a scuola... si parlava di un progetto che doveva durare alcuni anni».
«Allora la mia azienda mi ha chiesto di prendere un periodo di ferie “forzate” - spiega Edoardo - dopodiché ricevo un’altra proposta temporanea in Maserati, dovevo fare tutt’altro che aerodinamica come facevo in Alfa Romeo. Resto a Modena un mese e mezzo in attesa che con il nuovo anno si potesse aprire una nuova posizione per me. Questo però non succede e così fine, perdo questo secondo lavoro. La mia azienda mi chiede di tornare in sede a Torino, la sede principale. Qui dopo tre giorni la mia ditta dice che non c’è posto per me: si vedono o costretti o a licenziarmi o a chiedermi di mettermi tre mesi in aspettativa non retribuita. E questa è stata la mia scelta. Ora io sono a Pisa a casa dai miei genitori e sto cercando e attendendo nuove opportunità».
E ora?
«La cassa integrazione è usufruibile soltanto dopo un anno di contratto indeterminato, io ho firmato questo contratto a maggio quindi fino a maggio non potrò usufruirne
E aggiunge: «mi sono sentito senza tutele, a dover traslocare ,a dover programmare in poco tempo, a mettere scatoloni in macchina. Sindacati? All’interno di quell'ambiente la presenza non si percepiva e non ho ritenuto opportuno cercarli. Col senno del poi probabilmente non avrei firmato quel contratto che mi avevano proposto anche se come si sa quando capita un’occasione del genere a dire di no si rischia e poi le prospettive erano differenti, magari “ indeterminato” può essere solo la parola e uno si fa delle idee in testa...».
Sulla vicenda la Maserati Modena ha preferito non rilasciare alcuna dichiarazione.
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