Dormono per la strada a Modena e al freddo da due settimane
Alija e sua moglie hanno perso tutto con l’incendio della casa dopo lo sfratto. Ora chiedono spiccioli alla Coop Cialdini e vivono in un angolo accanto all’Inail
MODENA Da 17 giorni vive in strada con la moglie e due figli adulti. Ha perso tutto con l’incendio della casa dalla quale era stato sfrattato. Non nasconde le sue accuse contro alcune figure istituzionali che dovevano aiutarlo: non lo hanno fatto, dice, lui, e lo avrebbero persino danneggiato con maldicenze.
Alija A., 50 anni, bosniaco, cattolicissimo (come si definisce), è ora un mendicante all’ingresso della Coop Cialdini di via Galaverna. Racconta a tutti la sua storia, senza problemi e senza toni patetici, ed è diventato in qualche modo una specie di “mascotte” per molti frequentatori del supermercato: sanno cosa gli è capitato e gli regalano una coperta, del cibo, qualcosa per tirare avanti.
«Mi vergogno a fare la carità - spiega - ma è meglio che andare a rubare, spacciare o fare il delinquente, no? Per ora le cose vanno così. Con l’aiuto di Dio spero di riuscire a rimettermi a posto. Ma adesso come faccio? Ho perso tutto»
All’ingresso della Coop Cialdini lo salutano. Sta vicino alla moglie Kostana. I loro beni sono tutti in tre sportine: coperte, qualche maglia e pantalone, il necessario per sopravvivere.
Stanno lì dal 22 dicembre, raccontano. Dormono in strada. Hanno una specie di giaciglio dietro l’ingresso laterale dell’Inail, nel parcheggio al piano terra del condominio.
«Sembra incredibile, vero? Ma noi dormiamo sul serio, tutte le notti qui, dietro la colonna. Non abbiamo una casa, non sappiamo dove andare. Cerchiamo di non sporcare. Stiamo in mezzo alle auto parcheggiate. Però siamo in strada, al freddo. Possiamo solo sperare che qualcuno ci aiuti».
Per quanto controversa, la loro storia è cambiata per sempre il 20 dicembre quando è andato a fuoco l’appartamento dove abitavano in via Nonantolana. Il Comune, proprietario dell’alloggio, li aveva sfrattati. Il fuoco ha distrutto tutti i loro beni. «Avevo 250 figure di Madonne e Gesù. Ho perso tutto il mio patrimonio», spiega in modo sibillino. Alija, Kostana e due figli adulti si sono trovati per la strada senza niente. «Siamo rimasti un giorno al pronto soccorso - spiega - e poi c’era solo la strada per noi. In stazione, stavamo al caldo. Ma un barbone marocchino voleva l’angolo dove stava mia moglie e l’ha picchiata come una bestia. Ancora adesso ha i segni della violenza. Dopo quell’episodio siamo venuti qui e per adesso ci staremo. Siamo molto cattolici, a questo punto speriamo solo nella Grazia del Signore perché nessuno ci aiuta».
La loro giornata passa interamente intorno alla porta della Coop Cialdini. «Abbiamo qualche sacco di vestiti - spiega Alija - ma lo teniamo nascosto. Abbiamo paura che ce lo buttino via». Passano un po’ di tempo all’interno della Coop per riscaldarsi e poi escono a chiedere qualche spicciolo o qualcosa per tirare a campare, senza insistere. Sperano nel buon cuore dei passanti.
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