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«Droga, ecco la mia Modena dello spaccio»

«Droga, ecco la mia Modena dello spaccio»

Ha una trentina d’anni e da 15 vive vendendo ogni tipo di sostanze: «Ho visto cambiare luoghi e abitudini dei giovanissimi»

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MODENA. Ha una trentina di anni e almeno metà della sua vita l’ha passata a spacciare. È il suo lavoro, quello di vendere, di “coprire” una zona. Non è più solo ma si avvale di alcuni fidi “collaboratori” che lo aiutano in strada e nei contatti coi clienti. Questo giovane è italiano, venuto dal sud nella nostra città quando aveva pochi anni e ha visto la trasformazione delle strade cittadine, i passaggi di gestione, i luoghi, le compagnie.

Il suo è un racconto visto dalla sua ottica, influenzato dai racconti che lui stesso ha sentito sin da piccolo da quelli come lui già più grandi, il vissuto di uno spacciatore che sin dall’adolescenza si è dato da fare. Lo abbiamo chiamato Giorgio, un nome di fantasia, per celare la sua identità.

Ecco la “sua” città: «Erano gli anni Novanta – dice – e a Modena era ancora fiorente il flusso dell’immigrazione dal sud. Tante famiglie si trasferivano, i soldi erano pochi, i ragazzi stavano in strada, la scuola c’era fino a un certo punto, tante nuclei famigliari vivevano in periferia ma anche nelle vecchie case di alcune zone del centro storico. l’immigrazione dei maghrebini era solo all’inizio. Mi ricordo che la città era divisa quasi in due: da una parte la gente bene, i modenesi, le famiglie modenesi e le compagnie del centro, quelle vicino al tribunale e poi gli altri, le bande di ragazzi della periferia, i giovani spesso del sud che si radunavano nei pressi della stazione delle corriere o dei treni. Già alcune bande erano formate da piccoli criminali, che rubavano e che spacciavano. Ma il mercato della droga allora era perlopiù in mano a persone di colore che, rigorosamente in bicicletta nelle zone Sacca, Crocetta, Madonnina e Morane, Cialdini e retro stazione dei treni distribuivano a qualsiasi ora droghe leggere e pesanti». «I consumatori dell’epoca? Pochissimi i ragazzini, le canne le fumava solo una piccolissima parte dei giovanissimi, perché dai più borghesi le canne venivano considerate negative, non alla moda, roba da “gente povera”, da sballoni».

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«Alcuni ragazzi della microcriminalità - spiega Giorgio - odiavano l’altro gruppo locale, mentre un’altra fetta voleva imitarli per migliorarsi e cambiare stile di vita. A un certo punto però, la compagnia di ragazzacci si è andata a insediare nel cuore pulsante della ‘Modena bene’, ovvero anche dalle parti del tribunale e in via Emilia centro, i punti più in vista, capovolgendo di fatto la storica “geografia” e le tendenze. Se un tempo il ragazzo medio cercava di comprarsi la Vespa o il vestito di marca per farsi notare, a partire da quel momento il modello di riferimento diventò il ragazzo di strada e assieme a lui i furti e lo spaccio. Le compagnie della Sacca o della Crocetta ritenevano pazzi coloro che si erano posizionati in pieno centro a gestire il malaffare giovanile, in quanto luogo super controllato. Il gruppo trasferitosi nel fulcro di Modena, non durò a lungo, non più di un anno e mezzo, due al massimo, tuttavia questo spostamento è stato la miccia che ha dato il via a tutto ciò che è successo dopo. Giorno dopo giorno, il loro atteggiamento si è espanso in tutto il centro storico e ha coinvolto molte fasce d’età, dai 13enni ai 15enni, passando per 17enni e 20enni».

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Questa dunque la visione di questo giovane spacciatore: gruppi, compagnie, bande giovanili tra periferia e centro, dapprima separate ora più o meno mischiate sia per abitudini che per luoghi di frequentazione. «La droga - conclude - soprattutto quella leggera, è di casa ovunque, circola sia tra ragazzi bene che tra quelli in periferia. Il mercato è diffuso è ci sono parecchi luoghi dove fare acquisti. Perchè la domanda ora e ampia e variegata».

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