Modena, è scomparso il prof Bruno De Rienzo
Diagnosticò il primo caso di Aids a Modena, fu direttore della Clinica Malattie Infettive al Policlinico
MODENA Lutto nel mondo della medicina e della ricerca modenese per la scomparsa del prof. Bruno De Rienzo, 79 anni, già direttore della Clinica delle malattie infettive al Policlinico.
Proprio in quella che fu la sua clinica ha voluto tornare per le ultime cure al cuore malandato. Al suo fianco ex allievi e collaboratori che lo hanno affiancato in una vita professionale tanto ricca di esperienze quanto difficile, proprio per il ruolo di frontiera della sua specialità.
Ex allievo del liceo San Carlo e poi studente modello a Medicina, De Rienzo inizio quasi da subito a percorrere la strada dell’ematologia, mantenendo una forte propensione per la ricerca a fianco dell’attività clinica vera e propria già negli anni ’70. Da lì alle malattie infettive il passo fu breve: insegnamento universitario e pratica medica per lui erano un tutt’uno.
«Non smetteva mai di ripeterci che i malati vanno sempre visitati - ricorda Francesco Pellegrino, suo collaboratore storico e fondatore di Asa 97, l’associazione che assiste i malati di Aids al di fuori dell’ospedale - Era il suo modo di dare la carica, di spronarci a dare il meglio in una diagnosi fatta di persona, mettendo in secondo piano strumentazioni scientifiche e computer. Era fatto così, non si risparmiava mai, c’era sempre per tutti, ricoverati e assistenti, infermieri e famigliari. Per me è stato un maestro di vita oltre che una carissima persona. E non parlo solo per me: in reparto, quando lo abbiamo rimandato a casa per Natale, abbiamo scelto di alternarci a turno per assisterlo».
Un docente e medico capace di capire, dietro un aspetto apparentemente austero, le tante sfaccettature della sofferenza. E tocco proprio a lui affrontare e capire per primo la malattia di un paziente che presentava sintomi che non erano stati mai segnalati prima in letteratura medica.
Fu De Rienzo a scoprire e a tentare i primi rimedi per il primo caso di Aids a Modena. Fu il paziente zero della nostra città, il campanello d’allarme che mise in allarme non solo le autorità sanitarie. La malattia, è bene ricordarlo anche se da allora sono passati trent’anni, all’epoca non aveva ancora un nome preciso, e oscillava tra la sigla inglese di Aids e quella francese di Sida per indicare l’immunodeficienza acquisita. A livello internazionale i ricercatori stavano inseguendo il virus basandosi su una piccola casistica e sul pericolo di un contagio di cui non si conoscevano conseguenze nè origini.
Iniziò così un’attenzione alla malattia che non ha tralasciò nulla. Così mentre Pellegrino teneva a battesimo Asa ’97, De Rienzo autorizzò da subito i volontari a entrare in reparto, sviluppando pure i contatti con l’allora sindaco Alfonsina Rinaldi e l’assessore alla Sanità Mariangela Bastico per aprire la Casa San Lazzaro, per ospitare i malati al di fuori dalle famiglie dlopo le dimissioni dall’ospedale.
«È una perdita grave, dal punto di vista umano e anche da quello professionale - dice Cristina Mussini, attuale direttore della Clinica Malattie Infettive - Entrai in clinica a Modena a fine anni ’80, grazie a lui partì il laboratorio di Immunologia e poi altri studi importanti che hanno fatto di Modena un centro di eccellenza nazionale».
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