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Il disegnatore modenese Roberto Baldazzini: un universo fetish di donne sensuali

di Valentina Corsini
Il disegnatore modenese Roberto Baldazzini: un universo fetish di donne sensuali

Roberto Baldazzini, illustre firma modenese di comic book ci porta nel suo studio tra femmes fatales e ricordi

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MODENA. Un mondo popolato da figure femminili che dalla sua fervida immaginazione prendono vita nei disegni, là dove la matita diventa la bacchetta magica perfetta per tratteggiarne i volti e accarezzarne sinuosamente le forme dei corpi.

Un universo immaginario in cui donne bellissime, volutamente provocanti e sexy, si muovono sulla carta come attrici di un film muto sul grande schermo. L’arte evocativa del cinema in bianco e nero, così come i ricordi d’infanzia, momento in cui il bisogno di liberare la fantasia disegnando è nato, si fondono tra passato e presente fra le mura della casa di famiglia, a Vignola, di Roberto Baldazzini.

Uno dei più conosciuti illustratori italiani di comic book erotici, che ci accoglie al n. 35 di via Locatelli, dove vive e lavora, immerso in uno scenario in cui è la donna, colta in tutto il suo sensuale erotismo, la vera protagonista.

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Come nasce la sua passione per il disegno?

«Fin da bambino ho sempre visto nel disegno un modo per esprimere il mio bisogno di raccontare delle storie, di dare vita sulla carta a personaggi che nascevano dalla mia fantasia, per renderli così protagonisti di avventure straordinarie. Come quelle che leggevo su “Tex”, “Prince Valiant”, “Flash Gordon” e “Dick Tracy”. A 16 anni poi, ho iniziato a disegnare figure femminili inserite in contesti erotici, affascinato dall’immaginario morboso e “crime” dei fumetti noir italiani degli anni Sessanta e Settanta, quali, ad esempio, “Kriminal” e “Satanik”».

Un’ossessione per la figura femminile che è riconducibile però anche ad una dimensione più personale, legata proprio alla sua vita e alla sua infanzia...

«Credo che il mio interesse per l’immaginario erotico femminile nasca infatti da un feticcio, le calze, che mia madre ha rimagliato come lavoro per tutta la vita. Ero un bambino molto curioso, che in casa amava osservarla, in quella che ai miei occhi appariva come un’arte affascinante. Poi da adolescente, con le classiche problematiche date dai primi approcci con l’altro sesso, un’importante fonte d’ispirazione sono diventate le mie coetanee».

Nonostante la sua passione per la figura femminile il suo esordio su una rivista importante di fumetti avviene però con un personaggio maschile…

«Negli anni ’80, in Italia andavano di moda i gialli e la figura del detective, così nell’82 ho disegnato per la rivista “Orient Express”, la mia prima storia a fumetti con protagonista l’investigatore privato Alan Hassad. Una figura ispirata a celebri personaggi del romanzo noir americano degli anni ’30-’40 come il Sam Spade di Hammet e il Philip Marlowe di Chandler. Un’atmosfera, quella noir, che mi ha sempre affascinato anche nel cinema. Grazie alla vecchia tv in bianco e nero che avevamo in casa, da bambino restavo ore a guardare film, soprattutto noir e drammatici. E il senso del “black and white” è qualcosa che mi è rimasto dentro da allora».

Infine il suo mondo di eroine erotiche e sexy prende vita...

«La prima l’ho disegnata nell’84 sempre per “Orient Express”: si chiamava Stella Norris. Il personaggio di una diva hollywoodiana ispirato a Jeanne Crain, la protagonista del film “Traversata Pericolosa”, di cui ho fotografato ogni singolo fotogramma per poi proiettarlo in diapositive sul muro. Poi nel ’95 è iniziata la mia collaborazione con la rivista a forte vocazione erotica “Blue”; dapprima ho creato “Casa Howhard”, una storia a fumetti ambientata in un condominio in cui vivono solo donne transessuali, poi è stata la volta di Chiara Rosenberg, una donna vittima del marito, ma fetish e dominatrice con l’amante. Infine “Bayba”, un transessuale che diventa donna, dai forti tratti grotteschi, sadomaso ed hard. Perché l’universo fetish femminile, così come l’erotismo, sono tutto il mio mondo».

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