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Parmigiano, dopo due anni una flessione nelle giacenze

Parmigiano, dopo due anni una flessione nelle giacenze

Non accadeva dal 2013, ma dopo due anni di lievi ma costanti incrementi, a fine 2015 le scorte di Parmigiano Reggiano hanno registrato la prima evidente flessione. La situazione è riferita al...

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Non accadeva dal 2013, ma dopo due anni di lievi ma costanti incrementi, a fine 2015 le scorte di Parmigiano Reggiano hanno registrato la prima evidente flessione.

La situazione è riferita al prodotto stagionato oltre 18 mesi, per il quale, secondo la fonte del Sistema informativo filiera Parmigiano Reggiano, si è registrato un calo delle giacenze dell'1,1%, un calo che non accadeva dal novembre 2013, quando la flessione fu dello 0,2%.

«Un dato positivo - sottolinea il presidente del Consorzio, Giuseppe Alai - che è chiaramente dovuto a un aumento della richiesta che sta proseguendo e va a consolidare quei dati che a fine ottobre parlavano di un +2,3% delle vendite nella Grande distribuzione organizzata (in netta controtendenza rispetto al calo del 2,9% della vendita di formaggi duri) e di un flusso di esportazioni che a fine agosto risultava in crescita del 7,2% per il prodotto in forme o porzionato e del 14,7% per il grattugiato. La flessione delle scorte - prosegue Alai - è a maggior ragione significativa se si considera che si riferisce a un prodotto marchiato e stagionato oltre 18 mesi, sul quale aumentano complessivamente quegli acquisti che in questi anni si erano già fortemente innalzati per il formaggio a lunga stagionatura (30 mesi e oltre), determinando cambiamenti profondi nella struttura delle scorte».

Alla crescita dei consumi e alla diminuzione del prodotto in stagionatura nei magazzini corrisponde anche un consolidamento della ripresa delle quotazioni all'origine, che già si era manifestata tra la metà di ottobre e la metà di novembre. «La cautela - sottolinea il presidente del Consorzio - è ancora d'obbligo, ma la Borsa comprensoriale ha registrato un ulteriore incremento di 10 centesimi al chilo e i segnali che giungono dalle recenti sedute dei mercati delle province interessate sono ancor più confortanti. Siamo al di sotto di valori in grado di garantire reale redditività ai produttori, ma questo trend, ora accompagnato da una flessione delle scorte finalmente evidente, apre migliori prospettive di ritorno a livelli più soddisfacenti, soprattutto in vista di quelle festività che già lo scorso anno determinarono un sensibile rialzo (+7% rispetto al 2013) delle vendite sul mercato interno». Il calo delle giacenze si aggiunge all'aumento delle vendite e delle quotazioni, con gli acquisti dei consumatori nella Gdo che nei primi 11 mesi del 2015 hanno evidenziato una crescita del 3,1%. Per il bimestre ottobre-novembre si segnala un picco del 15% in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, grazie anche alla spinta promozionale impressa dalle catene distributive in relazione alle ridotte quotazioni dei mesi passati.

«Gli operatori della distribuzione e i commercianti all'ingrosso - sottolinea il Consorzio - evidenziano un andamento analogo anche per dicembre, cui va ad associarsi un incremento delle vendite dirette da parte dei caseifici (sia negli spacci che con i canali online) che va oltre il 20% rispetto al Natale 2015. La forte crescita delle vendite dirette da parte dei caseifici - spiega il Consorzio - è una costante che si va consolidando e, seppure riferita a una quota di prodotto ancora limitata (si prevedono 310.000 forme nel 2015, pari a circa il 10% della produzione totale) è indicativa di un percorso che apre buone prospettive per i produttori in termini di redditività».

Al buon andamento dei consumi interni si affianca anche la progressiva ripresa delle quotazioni del Parmigiano. Nelle sedute della Borsa comprensoriale avvenute tra metà ottobre e metà dicembre si è registrato un aumento di 45 cent/kg (+ 6,1%) per il prodotto di 12 mesi e per  il più stagionato l'aumento è stato pari a 60 cent/kg, con un +7,5% %. La produzione appare stabile rispetto al 2014: a fine novembre i volumi dei primi 11 mesi fanno segnare un -0,3%. 

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