«Sono deluso dal Pd per questo lascio»
Il 16 gennaio è stata convocata ufficialmente l’assemblea del Pd modenese. La mail ai componenti dell’assemblea è stata inviata martedì, insieme ad una lettera in cui il presidente della direzione...
Il 16 gennaio è stata convocata ufficialmente l’assemblea del Pd modenese. La mail ai componenti dell’assemblea è stata inviata martedì, insieme ad una lettera in cui il presidente della direzione provinciale Giovanni Taurasi, ha motivato le sue dimissioni dall’ incarico e da quello di presidente dell’assemblea provinciale. Lo ha fatto con parole chiare e talvolta molto dure, da cui trapela forte delusione. «In politica anche le dimissioni sono un atto di responsabilità. – scrive Taurasi - Le ragioni sono squisitamente politiche, sia di natura locale che nazionale. (…) Pur apprezzando pienamente Matteo Renzi come premier, sono molto deluso da Renzi come segretario del Pd, perché ha completamente trascurato il partito».
Taurasi critica poi l’assenza di una sfida per intercettare la voglia di politica e «in questo vuoto i nostri iscritti ed elettori, e i cittadini, assistono solo a kermesse come le leopolde e le antileopolde, dove ognuno cerca di garantirsi la visibilità e il sostegno di un pezzo di partito. – prosegue Taurasi - (…) Così avviene anche a livello locale, dove non si può che registrare lo svuotamento del ruolo delle assemblee di partito. Le sale si riempiono per le singole iniziative di corrente o di gruppi, ma si svuotano quando è il partito che chiama tutti a discutere per confrontarsi tra loro (salvo quando si decidono i candidati per le elezioni, stranamente). Viene così meno il ruolo del partito come comunità. Comunità aperta che tenta di coinvolgere quelle migliaia di modenesi che quotidianamente fanno politica, pur senza entrare mai in un circolo di partito (ed anche questi luoghi andrebbero radicalmente ripensati e riorganizzati). La responsabilità probabilmente è di tutti, e per una quota parte mi prendo la mia, anche se il sottoscritto quasi mai è stato coinvolto nelle scelte del gruppo dirigente. Forse per salvaguardare un ruolo che deve essere di garanzia. Ma proprio per rispetto di questo ruolo, e di voi, rimetto il mio mandato dimettendomi. Insieme ad un gruppo di lavoro avevamo predisposto una bozza di regolamento per la direzione e per l’assemblea proprio per incentivare la partecipazione. Regolamento che è stato proprio criticato la sera stessa della direzione del 30 novembre, perché, in fondo, che questo partito diventi un luogo di confronto tra tutte le sue anime, non fa comodo a nessuno (meglio curare il proprio orticello, che la grande prateria democratica). In quel regolamento erano fissate delle regole semplici. Come ho detto presentandolo, nessuno pensa, e tantomeno io, che il problema politico del nostro partito si risolva con delle regole. Tuttavia, il fatto che non siamo stati in grado di condividere regole ‘basiche’ per un partito (chi non è più interessato a partecipare ad una determinata assemblea, per quale ragione deve continuarne a fare parte?) prova quanto questo partito sia sempre meno una comunità e sempre più uno strumento per garantire singole posizioni. Lascio quelle bozze in eredità a chi vorrà continuare questo lavoro sulle regole per l’assemblea o la direzione».
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