Stop ai dazi antidumping: la ceramica è minacciata
La Cina potrebbe essere riconosciuta “economia di mercato” facendo cadere i provvedimenti che ora limitano le anomalie. Borelli «Ci battiamo per evitarlo»
Un’ombra minacciosa oscura il futuro prossimo del settore ceramico del distretto sassolese e si deve al rischio che possano cadere i dazi antidumping contro la concorrenza sleale da parte delle aziende cinesi. È tutto legato all’ammissione della Cina nel Wto, l’Organizzazione mondiale del commercio, che avvenne nel 2001. Allora l'Unione europea decise che alla fine di un periodo di 15 anni avrebbe valutato se concedere o meno al gigante asiatico lo status di economia di mercato. Ora i quindici anni sono trascorsi e la stessa Unione europea è divisa su questo riconoscimento che di fatto renderebbe particolarmente difficoltoso mantenere gli attuali dazi antidumping che tutelano interi settori dall’invasione dei prodotti cinesi sottocosto, come le piastrelle di ceramica.
Secondo i Paesi manifatturieri dell’Ue, tra cui l’Italia, lo status di economia di mercato alla Cina sarebbe da rimandare, mentre per quelli senza produzioni in concorrenza con la Cina (tra cui Olanda, Svezia e Danimarca) sarebbe invece da riconoscere automaticamente nel 2016.
Senza questi provvedimenti i cinesi avevano facile accesso ai mercati europei con prodotti dall’italian sound che venivano venduti a un prezzo inferiore al costo di produzione. Nel 2010 (su un consumo comunitario di piastrelle di ceramica pari a 970 milioni di metri quadrati) le importazioni cinesi hanno raggiunto i 63,8 milioni di metri quadrati, con una quota sul consumo in forte crescita nonostante la crisi (+25% nel primo semestre del 2010 a fronte di un consumo continentale in calo del 3%). Mentre sul fronte dei prezzi, secondo Eurostat, la differenza tra i prodotti importati nel raffronto con quelli europei era aumentata da circa il 40% del 2007 al 50% del 2009. Una concorrenza sleale non da poco che è costata circa 15mila posti di lavoro.
Dopo l’applicazione dei dazi, secondo dati Eurostat, le importazioni di ceramica cinese in Europa hanno subito una riduzione nel 2014 del 63,6% rispetto ai massimi del 2010. Un elemento basilare per un settore che basa sull’export oltre l’80% del fatturato, di cui una quota consistente verso l’Unione europea.
Vittorio Borelli, presidente di Confindustria Ceramica, ha lanciato l’allarme: «Ci stiamo impegnando tramite diversi europarlamentari - ha precisato Borelli - per fare capire alla Commissione europea l'importanza dei dazi antidumping, che potrebbero venire meno con l'automatico riconoscimento della Cina come economia di mercato. Dalla nostra parte ci sono, per la prima volta, anche le associazioni imprenditoriali del Nord Europa e confidiamo quindi che la commissione intervenga per evitare un riconoscimento del tutto inadeguato, dato che la Cina non rispetta 4 dei 5 parametri che sono necessari per essere effettivamente un'economia di mercato».
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