«Questo Pd non piace ai cittadini»
Taurasi spiega la sua delusione: «Invece di includere allontaniamo la gente»
Un Pd in cerca d’autore, che deve dare nuova linfa vitale ai circoli, e far sì che la politica ritorni ad essere il luogo dove la gente realizza i progetti, senza perdersi dietro le correnti perché la «crisi del Pd è determinata dal fatto che è più determinato a contarsi che a contare». Questa la formula siglata da Giovanni Taurasi, il quale ha rassegnato le dimissioni da presidente della direzione e dell’assemblea provinciale del partito: un appello affinchè il partito ritrovi se stesso. Lo stesso partito che il 16 gennaio sarà riunito in assemblea per discutere dell’operato del segretario, Lucia Bursi.
Taurasi, cosa deve fare il Pd locale per “risorgere” anche in vista del 16 gennaio?
«Dobbiamo prendere atto che i partiti sono visti sempre meno come il luogo in cui fare politica in senso lato, per perseguire il bene comune. Oggi in tanti fanno politica, si radunano per attuare progetti concreti, come nel caso del volontariato perché lì vedono un risultato tangibile di quello che fanno, ma, al contrario, non vedono nei partiti il luogo per farla. Il Pd ha visto i gazebo riempirsi quando ha fatto le primarie perché stavano facendo qualcosa di concreto, i cittadini sono stati chiamati in prima persona a partecipare: noi questo non lo facciamo più. Spesso le decisioni sono già state prese, mentre in altri casi le decisioni non vengono prese».
Lei ha fatto dure osservazioni sui circoli…
«I circoli anche quando sono aperti non sono luoghi vivi. Lo sono quando riusciamo ad avere un rapporto diretto con la nostra gente in modo che possa avere soddisfazione. La dobbiamo finire un po’ con la retorica del partito radicato, perché così non affrontiamo il problema vero: questo partito è sempre meno radicato e fa sempre più fatica a espandersi fuori da una cerchia ristretta. E lì fuori ci sono tante persone che avrebbero voglia di dire la loro… Se fossimo meno impegnati a contarci fra di noi e a contare di più, potremmo farlo. Invece siamo arrivati a diversi correnti che sono sempre più autoreferenziali. Questo è un grandissimo limite e temo che quando non avremo più il ruolo centrale che svolgiamo, tutto il patrimonio che abbiamo costruito rischi di disperdersi».
Lascerà anche il Pd?
Non ho lasciato il pd. Sono ancora iscritto.
Questo “ancora” dà l’idea che il suo abbandono sia possibile e nemmeno lontano…
«Per il momento sono iscritto, ripeto. Non me la sentivo di ricoprire quel ruolo perché non mi sono mai ritrovato in un partito che vive solo di competizioni interne, di correnti e di congresso permanente. Io non ho mai partecipato a nessuna riunione di corrente di partito. Credo anche, però, che il Pd sia l’unico partito popolare di massa esistente proprio per questo debba intercettare la fame di politica. Se le cose cambieranno il problema non sarà certo la mia tessera, ma tutte quelle che verranno meno in futuro se mancherà la capacità di innovarsi. Io non ho voluto nemmeno personalizzare le mie dimissioni come gesto contro la Bursi, anche se è evidente che molto va cambiato per aprirsi sempre più alla società…»
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