«Aiutare le vittime a superare il trauma»
Lo psicoanalista Montanari: «Vivranno a lungo in uno stato di angoscia, la comunità non li lasci soli»
VIGNOLA. Cosa scatta nella mente di chi commette un’azione simile e, soprattutto, come dovrebbero reagire i ragazzi e i genitori che sono stati coinvolti nella vicenda che per alcuni giorni ha fatto tremare Vignola? In merito è intervenuto lo psicoanalista vignolese Maurizio Montanari, responsabile del centro modenese di psicoanalisi “Libera Parola”.
Montanari, premettendo di essere intervenuto supponendo che i fatti si siano effettivamente svolti per come è stato denunciato, ha spiegato: «Nella mia pratica di psicoanalista ho indagato più volte il tema del trauma. Laddove si sono verificati episodi simili a quello descritto, si osservano conseguenze sia sulla psiche della vittima, sia sulla comunità. L’uso della minaccia per generare l’angoscia nella vittima riducendola a oggetto paralizzato, alla mercé dell’altro (poco importa se perpetrata con un’arma vera o falsa giacché la vittima percepisce la volontà di soggiogamento) è propria, clinicamente parlando, del perverso. Il perverso è colui che ha come scopo ultimo il rendere un suo simile un oggetto impotente, assoggettato e manipolabile, godendo nel vedere crescere nei suoi occhi il terrore, gratificato dal senso di controllo che, come carnefice, riesce ad esercitare. Il trauma, se violento, può generare nel malcapitato ciò che tecnicamente si chiama “disturbo post traumatico” o, in casi più gravi, scivolare nella “riesperienza”. In pratica chi patisce l’azione traumatica è costretto a rivivere le scene di prevaricazione o di abuso, con alterazioni del tono dell’umore, turbe del sonno, disturbi d’ansia per molto tempo. Questo, sino a che il trauma non viene elaborato e storicizzato. In tali casi, quando a farne le spese è un minore (come negli episodi di violenza del “branco”), l'azione da seguire è quella di un sostegno genitoriale, solo successivamente professionale, che porti il ragazzo a sentirsi di nuovo libero, smarcato dalla posizione di vittima tenuta perennemente in ostaggio, anche molto tempo dopo l’evento».
«A livello sociale, invece, una delle conseguenze cui si assiste di solito, è una deriva paranoica, che consiste in una paura indistinta del diverso e nel suo isolamento - prosegue Montanari - Bisogna invece saper risvegliare le capacità educative che una comunità possiede. La strada da seguire quindi, non è quella di una delega totale all’azione delle forze dell'ordine, pur indispensabile. Bensì, urge impedire che l'uso distorto della religione diventi l'arma con la quale balordi comuni, criminali e soggetti perversi possano dare libero sfogo a pulsioni violente e o sadiche, corrompendo col cancro del fondamentalismo quel tessuto sociale al quale contribuiscono anche tanti migranti di religioni diverse». (m.ped.)
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