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Cinghiali da abbattere, è guerra legale

Cinghiali da abbattere, è guerra legale

Prignano. Il difensore civico accoglie l’istanza di un cacciatore, l’Atc si oppone e chiama gli agricoltori

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PRIGNANO. Continua la querelle sulla caccia al cinghiale che vede coinvolto un uomo di Prignano, che ha scritto in ottobre anche al difensore civico regionale per reclamare quello che ritiene un suo diritto. La storia è questa: a luglio l’Atc Modena 2 (il più grande della provincia, che raggruppa 24 comuni dalla Bassa all’Appennino) ha stoppato la tecnica della “girata” (11 persone alla ricerca seguendo il fiuto del cane senza circondare zone particolari) per assegnate il territorio solo a grandi squadre specializzate nella “braccata” (40 componenti che perimetrano un territorio costringendo l’animale ad andare in una direzione ben precisa). Ma il cacciatore a marzo aveva già ottenuto dalla Provincia l’iscrizione della sua squadra di girata nell’apposito registro.

L’Atc Mo2, confermando il suo orientamento, ad agosto non gli ha assegnato alcun territorio per la caccia con quel metodo, decisione che a settembre ha ratificato anche la Provincia. E lui si è appellato al difensore civico, che gli ha appena risposto segnando un punto a suo favore laddove precisa che vi è un regolamento superiore “che prevede senza dubbio che ad ogni squadra di girata sia assegnata una zona di caccia. Quanto stabilito dall’Atc Mo2 pare non essere legittimo laddove lo stesso Atc impone alla squadra di girata di aggregarsi ad una qualsiasi squadra di braccata” precisa, chiedendo alla Provincia e all’Atc Mo2, alla luce anche di altri rilievi tecnici, chiarimenti sulla vicenda, nonché un parere anche da parte del Servizio territorio e attività faunistico-venatorie della Regione.

«Prendiamo atto della posizione espressa dal difensore civico - commenta Francesco Lamandini, presidente dell’Atc Mo2 - e ora gli risponderemo sottolineando che per noi il “diritto” alla caccia di girata invocato dal signore è subordinato alla riduzione dei danni all’agricoltura, diventata palese con l’incremento della braccata, tanto che in questi anni i risarcimenti nel nostro ambito si sono ridotti del 90%, non superando nelle ultime due stagioni i 3.200 e i 3.900 euro».

Fatto questo che riconosce anche il settore: «La braccata ai fini del contenimento danni alle coltivazioni è molto più efficiente - osserva Stefano Gasperi di Confagricoltura nonché presidente dell’Atc Mo1 - perché, una volta trovata la traccia del cinghiale, organizza le poste dei cacciatori che garantiscono l’abbattimento. La girata può essere più emozionante a livello venatorio, ma è fatta da poche persone e può non portare al risultato». (d.m.)

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