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«Un episodio terrificante, l’integrazione è lontana»

«Un episodio terrificante, l’integrazione è lontana»

La gente sgomenta: «Non pensi mai che possa accadere nel paese in cui vivi» E le donne hanno paura: «Di notte non usciamo sole, la nostra libertà limitata»

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VIGNOLA. Vignola si risveglia e sono in pochi a sapere quello che è accaduto in via Della Resistenza, una strada in cui man a mano ci si allontana dal centro le attività commerciali fanno posto a palazzi ed abitazioni.

Da una di queste sbuca Giuseppe Tumino: «C’è rabbia quando accadono fatti del genere, ma per quanto mi riguarda non ho mai avuto problemi particolari. Le mele marce sono ovunque, basterebbe allontanarle una volta per tutte».

L’integrazione è qualcosa di soggettivo, a volte le proprie esperienze o il background personale fanno la differenza. Marsiglia è una città di mare, in cui l’immigrazione nordafricana è ben radicata, come racconta Manon Peronne, da anni a Vignola: «A Marsiglia le persone di diverse etnie convivono da anni, c’è meno razzismo rispetto all’Italia, dove uno viene etichettato in base al luogo di provenienza. Ma gli errori sono da ambo le parti: loro (i magrebini, ndr) hanno una percezione differente della violenza rispetto alla nostra, ma noi occidentali non siamo esenti da errori, basti pensare a come Francia e Usa si comportano in alcuni conflitti e lo dico da francese. L’unica certezza è che quello che è accaduto ai ragazzi di Vignola è terrificante».

E se Madi Benamor, albanese, si trova benissimo in Italia da tanti anni, diversa è la percezione dell’integrazione di una coppia rumena: «Sono in Italia dal ’99 - dice Vinicio Susman - e sono felice: lavoro e sudo ogni giorno. Vedi questi pantaloni? Li ho comprati dieci anni fa, ma non c’è problema, l’importante è pagare l’affitto e sfamare la mia famiglia. Quello che mi chiedo è: perché alcuni immigrati non lavorano e stanno tutto il giorno e la notte in piazza?».

La moglie, Daniela Schiau aggiunge: «Noi siamo ortodossi, ma ogni altra religione è ben accetta. Io, però, di notte non esco sola, è troppo pericoloso e il paese non è illuminato a sufficienza».

Vignola negli anni è cambiata: «Una volta non c’erano furti o avvenimenti del genere - racconta Rosanna Covili - Io ho nipoti dell’età di quei ragazzini aggrediti, sono spaventata e non voglio che accada loro la stessa cosa».

Testimonianza incisiva quella di Silvia Bedostri: «Resto stupita, pensi sempre che queste cose accadano altrove e non nel paese in cui vivi. Non c’è integrazione, una volta andavo al mercato, adesso è pieno di immigrati e l’atmosfera non mi piace più: li vedi sempre in piazza e, quando passeggio, mi capita di dover sopportare commenti a sfondo sessuale o pedinamenti. E di sera evito accuratamente di uscire sola: così si lede la mia libertà di individuo». E anche Marco Mantovani preme sullo stesso tasto: «Non sarei tranquillo se la mia ragazza camminasse sola per strada». (gib)

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