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Cade sull’autobus a Modena e non viene risarcita

Una brusca accelerazione aveva scaraventato a terra una 67enne: inutili le tre telecamere a bordo del mezzo

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Cade per una brusca manovra sull’autobus e deve ricorrere alle cure del pronto soccorso in prima battuta e poi alla riabilitazione ortopedica. Ma quando si presenta per chiedere un risarcimento viene liquidata con un modulo reclami allo sportello di Seta. E solo dopo lunghe insistenze, viene rinviata all’assicurazione.

«I risultati sono stati nulli lo stesso - spiega Elisabetta Guareschi, 67 anni, insegnante in pensione - Sono salita in autobus e subito sono finita a terra per una brusca accelerazione. Mio marito, che era con me, è stato il primo a soccorrermi e visto che i danni non erano gravi sono scesa subito. Al pronto soccorso dell’ospedale mi hanno certificato tutto con una prognosi di cinque giorni e la prescrizione del collarino. In più ho dovuto pagare di tasca mia costose cure ri riabilitazione e terapia fisica. Il giorno dopo sono andata allo sportello Seta della stazione autocorriere per chiedere cosa dovevo fare e mi hanno dato un modulo dove spiegare l’accaduto. Non mi hanno detto niente di più. In breve: dopo tanti tira e molla, mancate risposte alla fine l’assicurazione di Seta, a cui mi hanno sballottato, mi ha chiesto testimonianze e prove documentali. Ma quando una persona anziana come me si fa male su un mezzo pubblico che deve fare per certificare l’accaduto? Deve registrare i presenti, farsi firmare dichiarazioni scritte con cognome e indirizzo?»

«Su ogni autobus abbiamo tre telecamere che registrano tutto ciò che avviene a bordo - replica Seta - È una misura di sicurezza: per legge dopo cinque giorni dobbiamo cancellare ogni registrazione. Dunque dopo ogni incidente, se si chiede di visionare la videoregistrazione, bisogna seguire le norme. A noi basta che entro cinque giorni, con una denuncia presso polizia, carabinieri o vigili urbani, ci venga portata tempestivamente una copia e noi blocchiamo la distruzione sino a quando non c’è la decisione del magistrato che ci autorizza a visionarla ed esibirla».

Peccato però che tutto questo non sia stato spiegato alla signora Guareschi quando il giorno dopo si è recata a Seta: nessun avviso utile sul modulo di reclamo. (s.c.)

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