Immigrazione: il filo che unisce Colonia a Vignola
C’è un filo che lega Colonia a Vignola, la barbarie sfogata sulle donne tedesche alla boria violenta che ha spezzato l’adolescenza di alcuni ragazzi modenesi
MODENA. C’è un filo che lega Colonia a Vignola, la barbarie sfogata sulle donne tedesche alla boria violenta che ha spezzato l’adolescenza di alcuni ragazzi modenesi, una traccia che porti oltre la questione immigrazione/integrazione?
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Sì, e non è un fantomatico, anche se non del tutto scartabile come ipotesi, piano per attaccare gli occidentali dove e come nessuno se lo aspetterebbe. E’piuttosto il progressivo impulso, irrazionale e spesso violento, di ogni gruppo sociale ed etnico che si considera (o è) minoritario e compresso ad espandere la propria presenza, ad affermarne il peso e imporne a un certo punto la considerazione. E per farlo comincia quasi sempre con l’accanirsi contro chi è più esposto, vulnerabile, debole: ad esempio le donne, i ragazzi. Mutuando gesti e atteggiamenti di chi nel loro bagaglio culturale fragile, povero e impoverito, appare più forte. Anche perché resosi più visibile in un mondo che ha rotto ogni confine della comunicazione: i carnefici dell’Isis, per i disgraziati che a Vignola hanno “interrogato” sotto pistola i giovani incontrati per strada; non si sa chi per les quadre di seviziatori a Colonia, ma comunque qualcuno che della donna ha solo un’idea di oggetto da sottomettere.
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Il bullo, il prevaricatore senza distinzione di razza o credo, imita sempre il modo di agire dei criminali, soprattutto di quelli organizzati: è il codice mafioso che affascina in quanto strumento di possibile affermazione sull’inerme, o di presunta emancipazione personale. In ogni società civile il criminale va individuato e messo in condizione di non nuocere, perché poi avvii un percorso non solo punitivo, non solo di espiazione, ma di presa di coscienza (per quanto possibile). Ed è il soggetto più debole che va reso più forte, protetto e considerato come pari agli altri, se non di più. Spesso, appunto, troppo spesso le donne come anche i bambini e gli adolescenti: lasciate, lasciati alla mercé del prepotente di turno.
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Che a volte siamo noi stessi, a volte può essere chi si è unito a noi. E da noi ha imparato che qui come nel luogo e nella cultura da cui proviene l’unica legge, o la più efficace nel breve, è quella del più forte.
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