Giorgio Pighi: «La mia vita è attorno al Centro di Modena»
Giorgio Pighi, ex sindaco, racconta l’infanzia in San Francesco e l’importanza di essere modenese
MODENA. «Sono nato a Modena, ho fatto le scuole e l'università a Modena, ne sono stato il sindaco. Chi mi conosce o ha imparato a conoscermi in questi anni, rimane spesso colpito dal mio continuo citare la città, che non è un segno di provincialismo ma di profondo attaccamento».
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Tanti ricordi e aneddoti legati a Modena nell'album di Giorgio Pighi, che racconta di essere tornato più che mai arricchito dall'esperienza dei due mandati alla guida della città, all'insegnamento e alla professione di penalista.
«Tante le esperienze significative e gli incontri importanti che ho avuto - ci dice, mostrandoci una fotografia che lo ritrae con papa Francesco - Un incontro che mi ha colpito molto è stato quello con il papa, insieme ai sindaci delle città capoluogo. In questa occasione, il pontefice ci ha ricordato che siamo la figura istituzionale maggiormente chiamata ad avere un contatti diretto con le persone: in questo rapporto, ci disse, vi dovete comportare non come fanno gli intermediari ma come fanno i mediatori. Non dovete essere il punto di congiunzione di interessi economici ma dovete essere il punto in cui converge la possibilità di risolvere tutte quelle situazioni conflittuali che si presentano in un dato territorio. Parole che mi sono rimaste dentro».
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Tanti viaggi all'estero, gli incontri con i presidenti del consiglio, con il presidente della Repubblica, con il presidente Schultz del Parlamento europeo. «L'incarico di vicepresidente del Forum europeo per la sicurezza urbana mi ha dato la possibilità di conoscere importantissime personalità europee e di approfondire tematiche a cui tengo molto. Dobbiamo stare attenti a non trasformare il contributo che danno i Comuni attribuendo al sindaco il ruolo di poliziotto o sceriffo. Il compito dei Comuni è un altro, cioè creare le condizioni affinché ci sia sempre meno insicurezza».
I ricordi del professor Pighi spaziano nel tempo, fino agli stivaloni di gomma che da piccolo, insieme agli amichetti del quartiere, indossava per andare a giocare dentro la fontana di San Francesco, nell'omonima piazzetta. «Ho sempre abitato in centro storico, e sempre in centro ho il mio studio professionale. Sono nato nella zona appena fuori dalle mura: all'epoca le prime strade della periferia non erano nemmeno asfaltate ma in terra battuta, sono state asfaltate negli anni Sessanta. Oggi come allora, il mio mezzo di trasporto preferito era la bicicletta e uno dei divertimenti più grandi di quando eravamo bambini, era quello di andare a sguazzare nella fontana di San Francesco. Mi viene da sorridere pensando alle polemiche sollevate contro i genitori che lasciano sguazzare i bambini in piazza Roma nelle lame d'acqua introdotte con la ristrutturazione della piazza. Bisogna cominciare a rispettare di più queste performance legate alle singole generazioni, i ragazzi che vanno a divertirsi di sera alla Pomposa, in via Gallucci e auguriamoci presto anche nei chioschi lungo i viali appena sarà finita questa singolare vicenda, che possano muoversi tranquillamente e fare le ore piccole, senza essere considerati espressione di un comportamento inaccettabile. E magari, quando sono grandi, fare in modo che abbiano a disposizione luoghi come il Sant'Agostino dove ammirare opere e consultare strumenti informatici».
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