Addio Harry Mariani, “Mister lambrusco”
Scompare a 78 anni l’uomo che esportando il nostro vino negli Usa ha creato un colossale business
Se 5 secoli fa ai tempi di Cristoforo Colombo l'Europa importò dalle Americhe la patata e il pomodoro, nel secondo '900 l'Italia restituì il favore esportando negli Usa milioni di bottiglie l'anno di Brunello di Montalcino e di Lambrusco. E a compiere quest'ultima impresa furono due persone: Walter Sacchetti, ex senatore reggiano scomparso nel 2007 e capo partigiano con il nome di Spartaco, e l'italo americano Harry Mariani. Mariani, scomparso pochi giorni fa a New York a 78 anni, era presidente della nota casa di vini di Montalcino in Toscana "Castello Banfi" e l'importazione americana del “lambro” fu un’intuizione nata a seguito della costituzione di una piccola società di importazione vini che il padre di Mariani aprì nel 1919. La prima idea, a dire il vero, fu del partigiano Spartaco, fondatore delle Cantine Riunite Reggiani e deus ex-machina delle coop emiliane che nel 1967 convinse Harry Mariani a importare casse di Lambro in America. Il successo commerciale, e probabilmente anche sociale, fu pressoché immediato anche se i puristi forse non apprezzano la frase più celebre di Mariani. Il manager scomparso infatti definì il celebre vino emiliano “The italian Coca Cola”, la Coca Cola italiana e questa definizione secondo molti ha penalizzato il nostro prodotto vinicolo di punto. Ma i numeri furono milionari. Oggi il Lambrusco presenta anche prodotti di punta e anche solo a pensare al risultato commerciale negli Usa, oggi ridimensionato, è di tutto rispetto: nel 1983 le Riunite, grazie all'operazione Sacchetti-Mariani, il Lambrusco divenne il primo vino italiano consumato al di là dell'oceano persine nelle lattine delle bibite gassate. E andò ancora meglio con il Brunello toscano visto che nel 2010 le bottiglie vendute furono oltre 9 milioni di euro. Anche in Toscana, comunque, Mariani con Castello Banfi si trovò contro molti produttori che lo accusarono di fare il vino dolce per gli americani, ma poi tutto rientrò quando il Brunello divenne uno dei vini maggiormente noti e venduti nel mondo. Il modenese Sandro Cavicchioli, uno dei principali produttori emiliani, non ha conosciuto personalmente Mariani, ma ha il polso dell'export del Lambrusco delle Cantine: «Il Lambrusco nel corso dei decenni ha fatto passi da gigante e oggi si cavalca l'onda e le vendite tengono nonostante come tutti i vini italiani ci sia stato un piccolo decremento supportato però da un aumento di valore, ossia di costo della bottiglia. Per fornire un dato: oggi lo stabilimento di Modena delle Riunite Civ producono 22-24 milioni di bottiglie, di cui l80-90% è rappresentto dal Lambrusco. L'export da Modena è del 35-40%, a Reggio sale al 70%».
Stefano Luppi
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