Artù e il Sacro Graal: una leggenda scritta sui muri del Duomo di Modena
Sulla Porta della Pescheria del Duomo di Modena, la storia di re Artù, scolpita un secolo prima che Chrétien de Trois la narrasse nel suo poema
MODENA. Dan Brown per il suo “Codice Da Vinci” l’ha ignorata, ma la Porta della Pescheria è il luogo in cui la leggenda di Artù è stata scritta sulla pietra, quasi cento anni prima che Chrétien de Troyes la narrasse nel suo poema incompiuto “Perceval le Gallois ou le Conte du Graal”. Ancora una volta questo imponente libro di pietra che è il Duomo, ci stupisce con codici cifrati e messaggi esoterici.
Così chiamata perché situata vicino ad un banco in cui veniva venduto il pesce, la Porta della Pescheria era l’entrata destinata al popolo. La peculiarità dei rilievi che la adornano resta tutt’ora un mistero con diverse chiavi di lettura. Una delle più affascinanti è quella che lega il Duomo alla ricerca del Sacro Graal. È infatti inusuale che su di una cattedrale vengano scolpite le gesta di un eroe epico come Re Artù. Perché i costruttori del Duomo vollero dare questo messaggio proprio al popolo che passava sotto quell’arcata? Una delle probabili risposte potrebbe essere cercata nella magnetica figura di Matilde di Canossa, presente alla posa della prima pietra del Duomo nel 1099, tra i più importanti committenti e finanziatori dell’opera.
Alla corte di Matilde giungevano spesso cantori franco-bretoni, trovatori che erano soliti narrare le gesta di Re Artù, secoli prima che venissero poste per iscritto. La storia narrata sulla porta potrebbe essere letta come una allegoria della conquista di Gerusalemme, qui impersonata da Ginevra, con Artù e i suoi cavalieri nella parte di Goffredo di Buglione e dei Crociati. I lavori del Duomo iniziarono il 9 giugno 1099 e il 15 luglio avvenne la conquista della Città Santa. Matilde e Papa Urbano II erano stati grandi promotori di questa Prima Crociata. L’archivolto della Porta narra infatti l’assalto di alcuni cavalieri armati di lance ad un castello.
Al centro del castello si nota una prigioniera (Winlogee - in gallese Gweenhwyfar che significa “anima bianca” o “incantatrice bianca” - non è altro che Ginevra, la fanciulla dai capelli scuri e gli occhi verdi sposa di Artù) che è intenta a supplicare a mani giunte, i cavalieri posti alla sua destra, mentre il suo carceriere (Mardoc) sta sollevando il ponte levatoio. Sopra a ciascuno dei personaggi, possiamo leggere i loro nomi, di tutti, tranne uno. Partendo da sinistra guardando la porta frontalmente, il primo cavaliere che vediamo è Isdernus ((Yder o Sir Ivano), il secondo è il più misterioso, senza nome, ci fa capire di essere un cavaliere poiché è dotato di scudo, spada e lancia ma è senza elmo e armatura.
Tra esso e il cavaliere che lo segue è posta la scritta “Artus de Bretania”, facendo sorgere il dubbio su chi dei due sia Artù. Il personaggio seguente è Burmaltus (Burmalt), un villico gigante che prosegue a piedi armato di piccone in difesa del castello. Seguono la prigioniera, il castello e il carceriere e poi a destra ritroviamo i cavalieri. Il primo è Carrado (Carados) che difende il castello dagli altri cavalieri in arrivo: Galvagin (Gawain o Sir Galvano il migliore tra i Cavalieri della Tavola Rotonda e nipote di Re Artù perché figlio di sua sorella Morgana e del Re Lot di Orkney e Lothian, la cui forza dipendeva dalla luce solare - era infatti invincibile solo di giorno, Galvariun (Galeron o Sir Galleron di Galway) e Che (Sir Kay - uno dei primi Cavalieri della Tavola Rotonda, noto come Siniscalco). Artù viene presentato come “di Britannia” e non come Re, andando a coincidere così con l’interpretazione secondo la quale Artù era il comandante britanno romano delle truppe celtiche che nell’anno 500 d.C. circa difesero i confini dell'Impero Romano e la Britannia dalle invasioni dei Sassoni e degli Angli.
Ma c’è un’altra coincidenza che ammanta ulteriormente di mistero la Porta della Pescheria. Nella Basilica di San Nicola a Bari, sulla Porta dei Leoni (o Porta degli Otto Cavalieri) viene narrata la stessa scena con otto cavalieri, quattro per lato, che danno l’assalto ad una città con un castello turrito. L’epoca di questo rilievo è coeva di quello della nostra porta della Pescheria. Bari era uno dei porti da cui i crociati partivano per la Terrasanta e quindi questa interpretazione allegorica dei cavalieri che liberano Gerusalemme prende sempre più valore.
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