Ruba soldi ai clienti, direttore di banca di Carpi condannato
Un anno e 4 mesi per furto, prescritta la truffa: prelevava da clienti ingenti somme da giocare in borsa
CARPI. Alessandro Besutti, carpigiano di 46 anni, è stato condannato a un anno e quattro mesi di carcere. È l’ex direttore della filiale Unicredit di via Peruzzi che ha “attinto” a man bassa dai conti di almeno 27 clienti per 1,6 milioni di danno (tutti risarciti dalla banca) e ha fatto sparire 710mila euro dal conto di tre clienti, soldi che sono finiti tra le disponibilità del padre. La condanna pronunciata ieri riguarda solo il reato di furto perché quello di truffa (era imputato per un’ingente concessione indebita di crediti a una ditta “decotta”) è stato prescritto.
"Grave danno morale". L’accusa aveva chiesto 2 anni e 4 mesi di carcere, richiesta alla quale si era associata la parte civile, l’Unicredit, assistita dall’avvocato Luca Scaglione. La banca ha sottolineato il gravissimo danno morale conseguente al crollo di fiducia che i clienti hanno avuto da quanto è emerso in quella filiale di Carpi, una delle più importanti in città. La difesa, avvocato Ruggero Vandelli, ha al contrario chiesto l’assoluzione sostenendo che Besutti era stato indotto a compiere questi reati perché era un ordine di scuderia della banca. Il difensore ha per questo evocato il recente caso di Banca Etruria ricordando che Besutti faceva comperare titoli-spazzatura che producevano ingenti perdite ma non per Unicredit che continuava a intascare le commissioni. Questa sarebbe stata la cornice dello scandalo bancario carpigiano: il direttore della filiale, un uomo del quale si fidavano tutti i clienti, sostiene di essere stato una pedina di un gioco deciso dall’alto. Per questo avrebbe tentato il suicidio dopo essere stato scoperto (fatto, come è emerso, dai risvolti controversi).
Oggi fa l'artigiano. Oggi Besutti svolge un’attività artigianale e non è previsto che sconti neppure un giorno in carcere, anche se davanti a sé ha una causa civile di risarcimento che verrà avviata dalla sua ex banca. Unicredit ha anche chiesto il dissequestro e la restituzione dei 710 mila euro che nel 2009 il gip, nel corso delle indagini, aveva fatto “congelare” su un conto del Fondo Unico di Giustizia (dove si trovano tuttora dopo ben sei anni). È stato anche detto che Besutti non ha utilizzato per sé quel denaro, ma per tappare le falle di investimenti “farlocchi”. Soprattutto quello fatto fare a suo padre: i 710mila euro che magicamente sono comparsi nelle disponibilità paterne provenivano da tre ignari clienti con trasferimenti fatti con firme false. Un escamotage per non lasciar capire la catastrofe dietro l’investimenti “sicuri” consigliati da “Ale”, fidato direttore di banca.
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