Nutrie: topi o selvaggina? Legge caos, ma si sparerà
La modifica alla normativa impone di trattarle di nuovo come fauna selvatica Il senatore Vaccari: «Nessuna contraddizione». Nella Bassa i piani non cambiano
MODENA. Nutrie topi qualunque o nutrie animali selvatici? Il collegato ambientale alla legge di Stabilità 2014, approvato dalla Camera il 22 dicembre 2015, ha mandato in crisi, specie in alcune province, il sistema di contenimento di questi animali. Causa di tutto la modifica dell’articolo 7 del collegato. La nuova norma ribadisce che la nutria non è animale selvatico ma adesso obbliga a realizzare gli interventi di contenimento secondo l’articolo 19 della legge sulla fauna selvatica. Quindi come fosse quello che normativamente non è più.
Corto circuito normativo. Un corto circuito che rischia di far andare nuovamente in tilt il contrasto al roditore la cui popolazione nel 2015, per effetto dell’incertezza che ha stoppato i piani di contenimento, nella provincia di Mantova ad esempio si stima sia raddoppiata raggiungendo la ragguardevole cifra di oltre 300mila. La competenza dal 2014, non è più delle Regioni e delle Province che comunque, nel corso di questo ultimo anno hanno cercato di rimettere in piedi una pianificazione.
Il senatore rassicura. Padre di questa modifica normativa è considerato il senatore Stefano Vaccari, il quale difende il provvedimento, assicurandone la funzionalità: «La norma - spiega Vaccari - conferma che le nutrie non sono più considerate fauna selvatica, come stabilito dalla modifica del 2014 della legge 157 che le equipara ad altre specie come i topi, ma rimanda alla legge sulla caccia le modalità di abbattimento o eradicazione. In questo modo si facilita l'attività di controllo superando le difficoltà interpretative emerse in passato, consentendo il coinvolgimento di diversi soggetti come i cacciatori coadiutori, la Polizia provinciale ma anche gli agricoltori con porto d’armi. I piani di controllo, quindi, non si fermeranno, perché non c’è alcuna contraddizione legislativa, anzi: il rimando alla legge sulla caccia ha come obiettivo proprio quello di facilitare l’attività di controllo fino all’eradicazione della specie, ritenuta indispensabile per garantire equilibrio faunistico e tutela di argini».
Il piano di Modena. Modena infatti, dopo la trasformazione delle nutrie in topi, aveva organizzato un complesso sistema coordinato di abbattimenti, per sopperire al cambiamento normativo. Un cuscinetto operativo che - rassicura la Provincia - comunque va al di là delle interpretazioni. Anzi, i piani di controllo sulle nutrie nel modenese entrano nel vivo proprio ora.
Contro la proliferazione delle nutrie modenesi verranno infatti impiegati oltre 500 cacciatori abilitati degli Atc che, con il coordinamento della Polizia provinciale, intervengono sulla base dei Piani di controllo adottati dai Comuni. Le modalità dell'attività sono stabilite con una convenzione per la gestione della nutria che coinvolge Provincia, 12 Comuni della pianura, l'Unione Area nord, i Consorzi di bonifica Burana e dell'Emilia centrale, le associazioni agricole e l’Aipo.
Con il nuovo status della nutria la competenza sui piani di controllo era infatti passata dalla Provincia ai Comuni che però non avevano gli strumenti tecnici e le risorse necessarie per affrontare da soli la proliferazione. Per questo la Provincia, mettendo a disposizione le proprie competenze, acquisite negli anni, si è assunta un ruolo di coordinamento che tramite questa convenzione consente di affrontare in modo efficace il problema.
Seimila abbattimenti. La legge 157 del 1992 modificata nel 2014, infatti, classifica le nutrie alla pari di topi, ratti e talpe su cui è competente il Comune, nell’ambito della tutela igienico-sanitaria, mentre in precedenza, essendo inserite nella norma nazionale sulla fauna selvatica, erano di competenza della Provincia tramite i piani di controllo. La convenzione consente la realizzazione dei piani di abbattimento dai Comuni che saranno effettuati dai cacciatori coadiutori autorizzati in base ai metodi dell’attività venatoria e con l’impiego di trappole. E nei periodi di apertura della caccia anche i cacciatori potranno partecipare all'attività.
Il costo delle operazioni è di quasi 90 mila euro, gli abbattimenti nel 2015 sono arrivati a oltre 6mila, in linea con il passa. La Provincia che ha consentito in sei anni di abbattere oltre 50 mila esemplari.
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