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Ristoranti famosi di Modena, chiusure a catena

Ristoranti famosi di Modena, chiusure a catena

Da Capodanno fornelli spenti alla Secchia Rapita, a fianco dell’Hotel Canalgrande, e all’Isola a Campogalliano Resiste il ristorante Vinicio e tiene alta la bandiera della buona cucina con la sua attività di ristorazione all'insegna della tradizione modenese: "Noi siamo ancora aperti"

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MODENA. Ammainano la bandiera altri due ristoranti simbolo della gastronomia modenese. Nel giro di pochi giorni hanno chiuso “La Secchia Rapita”, a fianco dell’hotel Canalgrande, e il ristorante L’Isola di Lino Livi a Campogalliano.

Per entrambi non c’è un passggio di mano, un nuovo gestore che subentra magari tentando altre strade, con nuovi piatti e nuovo look. Niente da fare, anche gli ultimi gestori, nonostante siano nel settore da decenni e con risultati eccellenti, hanno scelto di interrompere l’attività, aggiungendo il nome di questi due locali a quello già lungo che ha visto negli ultimi anni chiudere altri ristoranti-simbolo della Modena a tavola. In breve sequenzasi sono spente le luci sul Borso d’Este in piazza Roma, il mitico Ristorante Fini in piazza S.Francesco e appena prima di loro l’Osteria Toscana.

Per tutti un grande blasone alle spalle, tavolate con personaggi famosi, eroi dello sport o del cinema, ma con un presente molto modesto. E soprattutto con numeri molto piccoli per quanto riguarda i posti a tavola durante i giorni feriali.

STORICHE CHIUSURE. La Secchia Rapita è da questo punto di vista un caso da manuale. Vicino all’albergo di proprietà di Santiago De Tomaso, figlio dell’ex costruttore di automobili sportive, il locale ha avuto alterne vicende.

L’ultimo a crederci è stato Giuseppe Neri, dell’omonimo gruppo attivo nel catering e nelle costruzioni, scomparso un anno fa. Nel 2009 ha ristrutturato il locale rimettendo a posto anche impianti e cucine ma nonostante l’impegno assiduo delle figlie, che hanno seguito in prima persona la Secchia Rapita, i numeri hanno sconsigliato la prosecuzione dell’attività. Dopo sei anni tutto chiuso.

«Valuteremo in futuro il da farsi» spiegano laconicamente al vertice dell’hotel Canalgrande, che ora si ritrova di nuovo a fare i conti con la struttura inutilizzata. Quanto ai Neri si concentreranno sul catering, dove hanno tra i più grandi clienti il Fca (New Holland, Ferrari, Maserati) e Tetrapak, e strutture per eventi come Villa Cesi. In più c’è il Cavallino, ristorante simbolo dei ferraristi a due passi dalla fabbrica delle Rosse a Maranello.

SEMPRE APERTI. «Inutile girarci intorno, l’esperienza di trent’anni del ristorante tradizionale con il menù alla carta oggi non ha più spazio - dice Vinicio Sighinolfi, titolare dell’omonimo ristorante su via Emilia Est, da quarant’anni nel settore e ancora saldamente in sella - La crisi partita nel 2008 ha prosciugato sia il turismo d’affari, le cene aziendali piuttosto che i pranzi di lavoro di rappresentanti e piccoli imprenditori, che i risparmi delle famiglie medie, quelle che potevano permettersi il piccolo lusso della cena il sabato con gli amici.

Camerieri professionali e servizio impeccabile, tovaglie di stoffa, stoviglie di qualità unite a ingredienti di prima scelta con menù accurati: tutto questo non è più nè una traguardo nè la media dell’offerta. Vincono locali più essenziali, con un piglio giovanile: tovagliette di carta, un solo piatto e un bicchiere di vino. O in alternativa apericena. Per questo i locali storici devono fare i salti mortali, con ventuno voci di spesa, per pagare tutti e mantenere un piccolo utile economico».

Saverio Cioce

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