Cimone e altre stazioni sci in emergenza
A Pavullo vertice di tutte quelle della regione: si chiedono aiuti causa l’assenza di neve e una stagione per ora in salita
PAVULLO. Nessuna richiesta di stato di calamità (per ora), ma un summit in Regione per parlare di altri tipi di aiuti. È quanto è stato deciso ieri pomeriggio nel summit fra gli operatori sciistici di Federfuni Emilia Romagna che si è tenuto a Pavullo nella sede dell'Unione. C'erano i rappresentanti delle stazioni di tutta la regione: da quelle di “casa” di Cimone, Piane di Mocogno e Sant'Anna Pelago, a Passo Penice (Piacenza), Schia (Parma), Cerreto, Ventasso e Febbio (Reggio), Corno alle Scale (Bologna) e Campigna (Forlì-Cesena). Mancavano solo Prato Spilla (Parma) e Monte Fumaiolo (Forlì-Cesena). Morale ovviamente non alto, vista la paralisi impiantistica che si registra in questo momento: «Abbiamo avuto due giorni di acqua e tempesta mai vista – ha sottolineato Ivano Boilini, presidente del Consorzio Piane di Mocogno – era inevitabile la chiusura. Non resta adesso che sperare in un miglioramento meteo: che arrivi la neve possibilmente, o il freddo»”
«A Sant'Anna Pelago quest'anno non abbiamo mai aperto – ha ricordato amaro il caposervizio della stazione Mario Bernardi – neanche per l'Immacolata perché stavamo ultimando il montaggio del nuovo tappeto coperto. È chiaro che il carico sui gestori comincia ad essere pesante, ma va detto che è capitato anche altre volte di saltare il Natale. Bisogna guardare avanti». È stato questo lo spirito dell'incontro: non un piangersi addosso ma una speranza nella svolta, grazie anche a previsioni meteo che danno un po' di sospirata neve in arrivo per giovedì e soprattutto un crollo termico che andare a lunedì dovrebbe portare a una minima polare di -15°C sul Cimone. Comprensorio che peraltro viene da un Natale al di sotto delle attese, ma comunque operativo. E se ieri è stata riattivata la seggiovia del Faggio Bianco, oggi si pensa di farlo con quella del Lamaccione. Insomma, non si può parlare di calamità, di qui la decisione finale raggiunta all'unanimità dal gruppo: «Chiediamo solo un incontro alla Regione – ha spiegato il direttore del Consorzio Cimone Luigi Quattrini nelle vesti di presidente regionale Federfuni – è sempre stata attenta alle nostre esigenze e siamo convinti che ci ascolterà anche stavolta. La nostra prima istanza è un impegno a richiedere al governo le misure di sostegno previste da quell'emendamento alla legge di stabilità che è saltato per un soffio. Nel documento erano previsti 50 milioni per le stazioni di tutta Italia, di cui circa 5 per quelle dell'Emilia Romagna. Sarebbe ossigeno fondamentale, per questo speriamo che venga riproposto in altra forma anche attraverso la conferenza Stato-Regioni». Linea morbida insomma, a differenza di quella di Federfuni Toscana, che è molto più orientata sullo stato di calamità, a fronte anche della situazione sull'Abetone, dove nell'ultimo Natale si sono incassati 77mila euro dagli skipass a fronte dei 254mila dell'anno scorso. «Ma è giusto – ha chiosato Quattrini – che Federfuni differenzi la propria strategia in base allo specifico di ogni regione».
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