Città antica con tante anime
Il 2016 sarà un anno di anniversari storici legati soprattutto al passato medievale di Modena
Che il sito romanico Unesco della nostra città - comprendente Duomo, Ghirlandina, piazza Grande e facciata del palazzo municipale - sia uno dei capolavori dell'umanità è un dato certo. Per approfondire la questione è sufficiente analizzare alcuni episodi chiave accaduti nel passato intorno a questi monumenti.
Il 2016, infatti, è una data chiave perché permette di fare “cifra tonda” rispetto a tanti avvenimenti importanti per la storia della città: nel ricordare questi anniversari storici ci viene in aiuto l'ultimo volume di Franco Cosimo Panini Editore, “Modena da scoprire e riscoprire. Percorsi nella storia della città” (120 pagine, 12 euro). Il volume presenta testi di Rolando Bussi, un saggio del 1989 di Albano Biondi e fotografie di Francesco Rinaldi e permette di comprendere, in modo non troppo complicato, la storia della nostra città e i suoi monumenti. Le date chiave della nostra storia, rappresentanti quello che in fin dei conti ancora siamo oggi, sono comprese nel periodo antecedente l'inizio della costruzione del Duomo da parte di Lanfranco - era il 1099 - e il ritorno degli Estensi a Modena nel 1336, città da cui erano stati cacciati esattamente trent'anni prima. Ma soprattutto, come spieghiamo in questa pagina, una larga fetta di questa storia è rappresentata dai due personaggi più importanti di quel periodo così lontano: il vescovo santo Geminiano e la contessa Matilde di Canossa.
Del primo, patrono della città, il 30 aprile 1106 vennero traslate le spoglie nel nuovo duomo: sono 910 anni dall'avvenimento ed è probabile che l'Arcidiocesi o i musei della cattedrale vorranno ricordare questa data. Ma la guida di Biondi e Bussi è importante perché ricorda l'altro potere, il Comune. Nel 1126, 890 anni fa, viene per la prima volta citato in documenti. E il terzo potere, decaduto nel 1859 due anni prima dall'Unità d'Italia, è quello della signoria degli Este che 710 anni fa vennero cacciati dai modenesi e 680 anni fa vennero riammessi dal Consiglio comunale.
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