«Violenze, scarsa maturità la religione non c’entra»
La giornalista e scrittrice Farian Sabahi, esperta di questioni mediorientali: «I casi a Vignola e in Germania dimostrano i rischi che corrono giovani e donne»
La scrittrice, docente e giornalista Farian Sabahi sarà domani sera alle 21 la protagonista dell’appuntamento dal titolo “Islam e democrazia” all’auditorium della Biblioteca Loria. Nata da padre iraniano e madre italiana, Sabahi presenterà il libro “Noi donne di Teheran”, incentrato sulla capitale dell’Iran, sospesa fra passato e presente. Vista la profonda conoscenza del mondo mediorientale di Farian, il suo arrivo in città costituisce l’occasione per commentare i terribili fatti di cronaca avvenuti nelle scorse settimane.
A Vignola negli ultimi giorni si è verificato un episodio inquietante. Cinque adolescenti hanno denunciato di essere stati tenuti in ostaggio da quattro stranieri che li hanno tenuti in ostaggio chiedendo loro: “credete in Dio o in Allah?”. Gli stranieri, interrogati dai carabinieri dichiareranno che è stato uno scherzo… Qual è il suo commento a quest’episodio e come pensa si debba reagire per prevenire nuovi casi di questo tipo?
«Se non fossimo in una fase storica così delicata, - commenta la scrittrice, analizzando il caso - con episodi di terrorismo di matrice islamica a ogni latitudine, mi verrebbe da sorridere sul gioco di parole perché Allah è il termine arabo che indica il Dio unico dei tre monoteismi. Mi viene poi da pensare che i quattro stranieri forse non sono musulmani perché l'alcol, e a maggior ragione il suo abuso (hanno dichiarato di aver bevuto troppo), è vietato dall'Islam. La religione c'entra ben poco con quello che sembra un episodio di bullismo da parte di ragazzi più grandi nei confronti di adolescenti».
Secondo lei esiste un filo che collega Vignola a Colonia, dove le atrocità commesse donne tedesche potrebbero essere accomunate con quella terribile notte vissuta da quei ragazzi nel modenese?
«Il filo conduttore - continua la scrittrice - è la mancanza di maturità e, di conseguenza, di rispetto. I primi a farne le spese – a Colonia come a Vignola - sono le donne e i minori, indipendentemente dalla religione e dal colore della pelle. Non dobbiamo dimenticare che queste violenze sono trasversali e la fede professata è solo una delle tante variabili tant'è che in India (a maggioranza indù) le violenze contro le donne sono terribili».
Quali passi avanti devono essere fatti nel raggiungimento di una vera integrazione, tra musulmani e non, in Italia?
«Se ci riferiamo al rispetto delle donne, un primo passo sarebbe esigerlo dagli alleati dell'Occidente sulla sponda del Mediterraneo: può sembrare un po' brutale, ma sarebbe meglio educarli al rispetto finché sono a casa loro, prima che bussino alle porte dell'Europa. Di fatto, facciamo invece affari con paesi che considerano le donne minorenni a vita e non permettono loro di guidare l'automobile. E quando concedono loro il diritto di voto alle municipali, ne tessiamo le lodi come se si fosse veramente raggiunto un risultato importante. In altri termini, il primo passo è chiedere alla nostra classe dirigente (politica ed economica) di essere meno ipocrita».
Cosa si dovrebbe fare in termini di legge sull’immigrazione per arginare le tragedie che avvengono al largo delle nostre coste?
«Molte delle guerre del Medio Oriente e del Nord Africa sono fomentate dai paesi europei e dagli Stati Uniti che ai dittatori vendono armi per miliardi di dollari l'anno. Quando si tira in ballo la vendita di armi, i politici sostengono che frenarla aumenterebbe la disoccupazione. Nell’anno 2014 l'Arabia Saudita e gli Emirati hanno comprato armi per 8.6 miliardi di dollari. Con quelle armi la coalizione guidata dai sauditi bombarda lo Yemen da marzo: oltre seimila i morti, molti dei quali civili e bambini. Con le armi comprate in Europa, a Washington e anche in Italia, i sauditi non hanno esitato a bombardare l'ospedale di Medici Senza Frontiere, la cui localizzazione - conclude amaramente la scrittrice Farian Sabahi - era ben segnalata sui terminali gps».
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