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Asilo di Riccò, il Comune può usarlo gratis

Asilo di Riccò, il Comune può usarlo gratis

La sentenza del Tar apre alla svolta. L’amministrazione: «Abbiamo agito bene, paghi chi ha sbagliato»

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SERRAMAZZONI. Affitto gratis per l’utilizzo dell’asilo di Riccò. È a questo che sembra preludere la conclusione della sentenza del Tar che ha respinto il ricorso della Fondazione Paride Colfi. Ricordando che il Comune, in base alla convenzione stipulata, si era impegnato al pagamento di un canone di locazione pari al 4% della spesa di costruzione (fino a 27 anni), i giudici dicono che “tale somma, che sarà quantificata in accordo tra le parti quando l’immobile sarà ultimato, potrà essere portata in compensazione rispetto al danno cagionato e cioè all’importo della sanzione pecuniaria” che, com’è noto, era stata quantificata in 1,25 milioni. Lo stesso importo del danno subito dalla Fondazione per una licenza che gli uffici non potevano dare.

Anche se non c’è più una multa da pagare, dunque, la bilancia economica torna a pendere dalla parte del Comune, che una volta completato l’edificio è autorizzato a fruirne gratuitamente. Starà poi alla Fondazione rivalersi sui responsabili dell’emanazione di atti illegittimi. Di qui la soddisfazione con cui è stato accolto il verdetto dal Comune, che lo vede di fatto come il primo gol “reale” segnato all’ex responsabile dell’Ufficio tecnico Enrico Tagliazucchi dell’era Ralenti-Fornari. I giudici infatti sottolineano che la variante per rendere edificabile il terreno agricolo “doveva essere ottenuta prima della concessione del permesso di costruire, essendo un presupposto per la legittimità di quest'ultimo”.

«La licenza era illegittima - commenta l’assessore all'Urbanistica Andrea Convenuti - la variante urbanistica era necessaria ma nessuno l’ha portata avanti: sindaco e assessore della precedente amministrazione hanno vigilato? Il Tar evidenzia che “tutta la vicenda è caratterizzata dall’emanazione di atti con molta superficialità”, tanto da rilasciare un permesso di costruire “in grave contrasto con le norme urbanistiche approvate”. Viene promossa invece come pienamente corretta e ampiamente motivata l’attività di questa amministrazione: avremmo dovuto demolire, dicono i giudici, ma ponderando l’interesse pubblico e quello privato, la nostra azione in autotutela ha correttamente consentito di salvare la struttura, con buona pace di chi, tra le chiacchiere del bar o tra i banchi della chiesa, ci ha accusato di giustizialismo. Ora chi ha provocato i danni alla collettività e alla Fondazione, dovrà arrendersi all’evidenza e risponderne».

«Sono conclusioni importanti - rimarca il sindaco Roberto Rubbiani - che avranno senz’altro il loro peso anche nel procedimento penale». Da parte sua, la stessa Fondazione attraverso il suo legale sottolinea che “ora andranno valutate tutte le implicazioni della sentenza, anche con un confronto tra le parti”.

Daniele Montanari

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