Gazzetta di Modena

Modena

La bimba aggredita non tornerà in classe

Genitori chiedono l’allontanamento della maestra o il cambio di sezione. Amici disorientati dalla tutor

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La maestra che aggredisce gli alunni di una scuola elementare modenese è ancora in servizio, seppur affiancata da una tutor. Ma la bambina che a metà dicembre si è fatta refertare al pronto soccorso dopo l’aggressione non torna in classe.

I genitori hanno deciso di tenerla a casa fino a quando l’insegnante non sarà sostituita oppure la bimba potrà cambiare classe. La situazione sta insomma precipitando: ormai si assiste ad un duro confronto tra tutte le famiglie degli alunni e la preside, a cui è stato chiesto un appuntamento da due giorni e che è ancora senza risposta.

Le informazioni sull’andamento scolastico arrivano soltanto grazie al racconto dei bambini, che negli ultimi giorni hanno espresso il loro disorientamento su ciò che accade tra i banchi. Per loro non è facile capire il motivo per cui la loro maestra, che li segue da ormai tre anni, ora è affiancata da un’altra docente. E non è facile capire il motivo per cui nelle altre classi ci sono al massimo due maestre (una delle quali di sostegno) mentre nella loro ce ne sono regolarmente tre. E non è affatto semplice intuire gli equilibri modificati tra gli stessi docenti visto che la “tutor” è ufficiosamente - manca persino una comunicazione alle famiglie dalla scuola o dal Provveditorato - il nuovo punto di riferimento. In classe infatti si assiste ad una situazione difficile da decifrare.

La maestra aggressiva ha spesso la propensione a comportarsi da “ex titolare” della cattedra, ritraendosi dall’insegnamento qualche istante dopo l’inizio delle lezioni per dare spazio a chi l’ha affiancata (e la sostituisce) dopo la denuncia delle famiglie. La dirigente scolastica e la responsabile dell’ex Provveditorato, Silvia Menabue si sono limitate all’indispensabile dopo che una lettera una lettera informativa di ciò che è accaduto in classe fino alle vacanze natalizie è stata protocollata alla polizia dalle famiglie.

Francesco Dondi

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