Minacce al sindaco: «La pagherai cara»
Bomporto. Un candidato di opposizione scrive su facebook a Borghi che poi ritira la querela
BOMPORTO. Sono passati pochi mesi dall’alluvione e Alberto Borghi, il sindaco più social del momento, capace di tenere le comunicazioni con i suoi cittadini soprattutto grazie a facebook, decide di candidarsi per il secondo mandato. L’opposizione sa di trovarsi di fronte ad un’impresa: strappare il Comune ad un personaggio così carismatico e con un livello di popolarità elevatissimo sarà impresa ardua. Come in ogni competizione elettorale i toni si accendono, si discute calorosamente della situazione, dei danni dell’alluvione e dei limiti amministrativi del centrosinistra. Ma c’è chi trascende e per denigrare il sindaco prova a portare la discussione sulla provocazione. Addirittura questo qualcuno, che pochi mesi dopo avrà un nome ed un cognome, crea alcuni profili falsi su facebook che sfrutta per criticare apertamente Borghi. E fin qui sarebbe - quasi - tutto normale se non fosse che gli sfoghi diventano minacce, che ben poco ci azzeccano con la bagarre politica. Il culmine viene raggiunto con un emblematico “La pagherai cara te e tutti i tuoi...”. Borghi decide allora di agire, supportato anche da quella che sarà la sua futura maggioranza. Si rivolge alla Digos di Modena, inoltra querela e lascia che la giustizia faccia il proprio corso. Ebbene, i poliziotti arrivano rapidamente ad individuare il falso utente di facebook: come si diceva è un personaggio piuttosto noto in paese, che si è candidato anche alle ultime elezioni, restando escluso dal consiglio comunale per una manciata di voti.
Il sindaco viene informato dell’identità svelata. Prova a reggere il gioco e gli attriti non si sopiscono. Ma ormai sono passati quasi due anni e allora si deve decidere: continuare con la querela e attendere il processo oppure ritirarla, convinti di aver dato una lezione di civiltà? L’ultima delibera di giunta svela la risposta: la denuncia è stata rimessa perché non vi era certezza che il Comune potesse costituirsi parte civile dal momento che, stando all’indagine, la persona offesa è Alberto Borghi cittadino e non nella sua veste istituzionale di sindaco.
«Penso che questa persona abbia capito, o almeno lo spero - dice la vittima - Lo scontro politico non può andare oltre certi limiti, ma soprattutto la politica prevede di prendersi delle responsabilità e di metterci la faccia, cosa che lui non ha fatto mentre minacciava e creava profili facebook di copertura. Ha pagato due anni di avvocato, ha speso una cifra ragguardevole, mi auguro che non capiti più».
Francesco Dondi
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