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Nuovo ordine d’arresto per Femia, boss delle slot

Nuovo ordine d’arresto per Femia, boss delle slot

C’è anche Nicola “Rocco” Femia tra le 11 persone raggiunte da un’ordinanza di misura cautelare in carcere all’interno dell’operazione “The Imitation Game”, condotta dal Servizio Centrale Operativo...

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C’è anche Nicola “Rocco” Femia tra le 11 persone raggiunte da un’ordinanza di misura cautelare in carcere all’interno dell’operazione “The Imitation Game”, condotta dal Servizio Centrale Operativo della Polizia, la Squadra Mobile della Questura di Roma, la Compagnia di Nola e lo Scico della Guardia di Finanza. Femia, tuttora in carcere a Bologna, è l’uomo coinvolto nelle minacce al giornalista modenese, Giovanni Tizian che si occupava di inchieste per la Gazzetta sulle slot machine.

I componenti del sodalizio criminale sono considerate vicino a varie consorterie mafiose e gestivano illecitamente la gran parte delle attività di videolottery e gioco on line a livello nazionale e anche all’estero. Per tutti la contestazione è l’associazione a delinquere a carattere transnazionale volta a commettere una serie indeterminata di reati attraverso una rete illegale di gioco on line, aggirando, in tal modo, la normativa di settore e omettendo fraudolentemente il versamento dei tributi erariali per la concessione di gioco, al fine di realizzare plurime truffe ai danni dello Stato.

Circa 12mila tavoli da gioco virtuali al giorno, un giro d’affari quotidiano di 11 milioni e mezzo di euro con guadagni netti per i gestori di almeno il 10 per cento.

Il principale indagato è Luigi Tancredi, detto anche il “Re delle slot”, accusato di associazione a delinquere aggravata dalla matrice mafiosa. Aveva contatti con la camorra e con la ’ndrangheta attraverso Nicola Femia, il boss contiguo alla consorteria dei Mazzaferro di Marina di Gioiosa Ionica e già detenuto a Bologna. Pur non essendo affiliato direttamente a nessun clan, si rivolgeva, secondo l’accusa, a soggetti appartenenti ad organizzazioni di stampo mafioso per poter installare le sue postazioni negli esercizi pubblici.

Nelle casse del clan casalese degli Zagaria, ad esempio, entravano dai 45mila ai 60mila euro mensili. Un nuovo canale di approvvigionamento per le organizzazioni criminali tanto che, in un’intercettazione, un indagato afferma: «Rende più della droga». Ma a guadagnare, dalla rete di videogiochi parallela a quella legale, erano tutti, compresi i giocatori perché consentiva vincite illimitate e non tassate.

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