Gazzetta di Modena

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Rapinatori condannati ma senza risarcimento

di Daniele Montanari
Rapinatori condannati ma senza risarcimento

Serra. Sequestrarono una famiglia per rubare gioielli e vasi etruschi di valore Il giudice non concede la provvisionale. Le vittime: «Per noi è come uno schiaffo»

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SERRAMAZZONI. Condanne nette in Tribunale per due dei tre imputati per la rapina in villa che il 18 marzo 2014 fece precipitare nell’incubo la famiglia di un imprenditore di Serra, legata e minacciata con tanto di pistola puntata verso il figlio 16enne. Bottino: vasi e gioielli di fattura etrusca di ingente valore, per cui la polizia, nel dicembre 2014, recuperando parzialmente la refurtiva, arrestò Salvatore Loreto, già condannato per associazione a delinquere di stampo mafioso, Aires Gilioli, geometra modenese incensurato, e Adriano Pasqual, legato in passato alla mala del Brenta, che ha scelto l’abbreviato.

Ieri il collegio presieduto dal giudice Barbara Malvasi ha condannato Loreto (che si presentò in qualità di mediatore rispetto a fantomatici compratori interessati ai preziosi) a 6 anni e 9 mesi di carcere più 2.100 euro di multa nonché l’interdizione perpetua dai pubblici uffici, visti i precedenti. Per Gilioli (considerato l’architetto del colpo) la pena è di 4 anni e 9 mesi, più 1.500 euro di multa e l’interdizione per cinque anni.

Ma il verdetto non ha soddisfatto del tutto la famiglia costituitasi parte civile, perché è stata al contempo rigettata la sua richiesta di una provvisionale da liquidarsi subito per i danni morali subiti: sia questi che quelli materiali per i gioielli che ancora mancano, dovranno essere quantificati in separata sede civile.

«In questo momento vedo il bicchiere mezzo vuoto - ha commentato a caldo l’imprenditore - posso capire che per il danno materiale possano servire ulteriori accertamenti sui gioielli. Ma per quello morale no: nel processo è emerso chiaramente il terrore che abbiamo vissuto. Siamo stati legati e minacciati per un’ora: che altro serve?».

«Il mancato riconoscimento della provvisionale è un po’ uno schiaffo - ha sottolineato amara la moglie - sembra che quello che abbiamo patito io, mio marito e mio figlio sia una cosa di vita comune su cui si può discutere. E invece è stato tremendo da subire».

«C’è soddisfazione invece per il lato penale - ha rimarcato l’avvocato Fausto Gianelli - perché le pene sono state severe, nel caso di Gilioli anche più di quanto chiedeva il pm. Ed è stata riconosciuta una responsabilità per rapina aggravata dall’uso delle armi e sequestro di persona: uno è stato la mente e l’altro il braccio. Sulla decisione di rinviare la quantificazione del danno ha influito l’enorme forbice nella valutazione dei gioielli etruschi da parte dei periti: milioni da una parte e decine di migliaia di euro dall’altra».

Da parte sua, la difesa di Gilioli, affidata all’avvocato Enrico Fontana, ha già annunciato ricorso in appello: «Siamo soddisfatti per il rigetto delle provvisionali - ha commentato - ma è una condanna significativa che non risponde alla realtà dei fatti, perché Gilioli è responsabile solo di ricettazione. Per questo, una volta lette le motivazioni, chiederemo la derubricazione del reato».

Quel pomeriggio, mentre la famiglia aspettava l’arrivo di facoltosi svizzeri interessati ai gioielli, si presentarono alla porta finti finanzieri che poi seminarono il terrore. Loreto era presente in casa assieme all’ex sindaco Luigi Ralenti, sentito solo in qualità di testimone.

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