Caso Scannavini, si cerca soluzione
Il Comune si discolpa ma si impegna per la famiglia dell’uomo morto in container
MIRANDOLA. Il clamore che la vicenda ha suscitato, a volte i commenti a sproposito sui social network, hanno innescato una emblematica manovra di schivaggi, contrattacchi, consigli e smentite sulla tristissima vicenda dei coniugi Scannavini.
Famiglia costretta a vivere per 4 anni fuori di casa, fino alla morte del marito, perchè la burocrazia - qualsiasi faccia essa abbia - non è riuscita a dipanare il loro caso. Ieri, sotto la pressione del suo tecnico privato (il secondo, con il primo che ieri è prontamente intervenuto difesa del Comune), e con gli strali che arrivavano dal municipio, Mauro Scannavini, il figlio, ha chiesto scusa per avere detto la parola Mude invece di Suap o Sfinge, ha detto che sarebbe andato personalmente in Comune a Mirandola per scusarsi e prostrarsi.
Purtroppo la sostanza non cambia, se qualcuno non si darà da fare davvero. E, tra le righe di un Comunicato risentito e deresponsabilizzante del Comune, ora sembra di intravedere la disponibilità a trasformare la pratica Sfinge in Mude, che era poi quello che la famiglia auspicava.
«La pratica di richiesta di contributi - precisa l’assessore Ganzerli - è stata presentata nel 2015 sul portale Sfinge (quindi il riferimento, relativo alla contribuzione delle opere di riparazione, è di competenza della Regione) e non Mude (dove il riferimento è il Comune). La pratica è stata rigettata a fine 2015 perché non risulta ammissibile a contributo in quanto non è stata fornita adeguata documentazione sia per dimostrare l’attestazione dell’uso del bene al tempo del sisma sia per comprovare il danno effettivamente subito. Quindi il Comune, non esistendo una pratica Mude, non è il riferimento per il rilascio del contributo e la pratica Sfinge non è arrivata quattro anni fa ma solo diversi mesi fa. In Comune è stata invece presentata una pratica Suap (relativa alla demolizione e ricostruzione dei fabbricati destinati a deposito e non per l'abitazione) per la quale sono state chieste integrazioni che sono arrivate il 9 novembre 2015. La pratica risulta in corso di esame per la chiusura e l'efficacia del titolo abilitativo».
Poi, tra le prediche, la promessa: «Il Comune si è sempre messo dalla parte dei cittadini per cercare delle soluzioni nel pieno rispetto delle ordinanze e della legalità. Ribadiamo la disponibilità ad incontrare tutti come è sempre avvenuto».Di certo c’è che ieri la questione è stata finalmente affrontata: il tecnico della famiglia, Pongiluppi, è stato a lungo in municipio, e si è ripetutamente negato al telefono alla Gazzetta. Infine l’intervento di Giulia Gibertoni, capogruppo in Regione dei 5 stelle. Chiede la nomina di un garante «che possa farsi carico, senza costi aggiuntivi per chi vive nelle zone terremotate, di snellire le procedure burocratiche che ostacolano il buon esito delle pratiche per la ricostruzione». Perchè, al di là di colpe e non colpe, la vedova Scannavini merita un rispetto ben più grande di quello giustamente preteso da altri.
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