Cavezzo, due processi non bastano
Palazzo Paltrinieri. Tar e imputazione dell’ex sindaco, ma torna la burocrazia
CAVEZZO. Ieri si è tenuta la prima udienza del processo penale contro l’ex sindaco di Cavezzo e i due dirigenti dei vigili del fuoco, accusati dei famosi falsi dopo la demolizione di palazzo Paltrinieri, all’indomani del sisma del 29 maggio. Come noto l’imputazione riguarda l’aver demolito senza titolo l’edificio, che poteva essere salvato, salvo poi compilare una ordinanza postuma.
Il processo è stato calendarizzato per le udienze istruttorie, la prima delle quali si terrà il primo dicembre 2016, quando saranno passati quasi 5 anni. Di udienze istruttorie ne sono state già calendarizzate 5, la sentenza potrebbe arrivare nella tarda primavera del 2017. Intanto la famiglia Paltrinieri ha parallelamente fatto ricorso al Tar, per l’annullamento della famosa ordinanza, considerata illegittima nel processo penale, almeno fino a questa fase.
I giudici amministrativi hanno concluso l’istruttoria, per cui la sentenza è attesa a giorni.
Eppure due processi non sono bastati per scavalcare la burocrazia di questa vicenda: raccogliendo le sollecitazioni del Comune, i Paltrinieri hanno trovato un accordo con i proprietari della restante parte del palazzo, per procedere congiuntamente alla ricostruzione. Il progetto, dopo avere passato il vaglio anche del servizio antisismico della Regione ha trovato però proprio in questi giorni un nuovo ostacolo burocratico, nelle integrazioni richieste dal Comune.
Predisposte dallo stesso tecnico che nel 2012 era presente e istruì la pratica - poi firmata dal sindaco - della famosa demolizione.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
