Cifin-Emmegi acquisisce l’azienda tedesca Elumatec
Il Gruppo del presidente di Confindustria Modena avrà 225 milioni di fatturato e oltre 1.200 dipendenti. A Stoccarda difficoltà dovute a investimenti in Turchia
Nonostante i tedeschi siano conosciuti come predatori sui mercati, questa volta è un’azienda italiana e, più precisamente di Limidi di Soliera, ad acquisire un competitor, oltretutto di dimensioni più grandi, la cui sede è nelle vicinanze di Stoccarda, in Germania. È stata ufficializzata con la firma, il 28 dicembre scorso a Monaco, l’acquisizione da parte della Cifin, holding con quartier generale a Limidi, che annovera nel proprio portafoglio diversi brand tra cui Emmegi, del gruppo tedesco Elumatec, leader nella progettazione, produzione e commercializzazione di macchine, linee e impianti per la lavorazione di profili in alluminio, pvc e leghe leggere.
Si tratta di un’acquisizione dai numeri particolarmente significativi: il Gruppo Elumatec conta 700 dipendenti e il fatturato consolidato 2015 si attesta sui 120 milioni di euro, di cui 100 realizzati all’estero.
Se si considera che la holding Cifin impiega più di 500 dipendenti, di cui 112 all’estero, e nel 2015 ha totalizzato un fatturato pari a circa 105 milioni di euro, si arriva presto a comprendere le dimensioni dell’acquisizione. L’operazione porterà infatti alla nascita del più importante gruppo nel comparto delle tecnologie per la lavorazione dell’alluminio, del pvc e delle leghe leggere: il nuovo colosso industriale realizzerà un fatturato pari a 225 milioni di euro, per un totale di circa 1200 dipendenti.
«Di questi – esordisce il presidente di Cifin, Valter Caiumi, che è anche alla guida di Confindustria Modena – 700 faranno base tra i due headquarters, in Italia e in Germania. Gli altri 500 seguiranno le varie filiali in giro per il mondo. L’acquisizione del nostro principale competitor ci qualifica come best player e nasce perché i nostri clienti hanno la necessità di essere accompagnati in un processo di crescita in cui siamo loro fornitori, ma anche loro consulenti. Noi realizziamo macchine che si connettono tra loro con grande facilità, costruite con grande spinta digitale. In questo modo avremo la possibilità di andare oltre il nostro mercato di riferimento, principalmente connesso al settore dell’edilizia. Pensiamo soprattutto ai grattacieli: opere d’arte che spiccano sempre più al nostro occhio. Già prima di questa acquisizione sia noi sia Elumatec lavoravamo con grandi architetti. Inoltre - prosegue Caiumi - ora abbiamo la giusta dimensione per effettuare investimenti ancora più consistenti in ricerca. L’industria 4.0 sta diventando una realtà concreta e la nuova fabbrica sarà smart e flessibile».
Il presidente di Cifin spiega, poi, che l’operazione affonda le sue radici a un paio di anni fa, per poi intensificarsi nel corso dell’ultimo anno. E parla della fase complicata affrontata dalla “vecchia” Elumatec GmbH che ha trasferito le attività correnti e i beni patrimoniali necessari alla produzione alla “nuova” Elumatec Ag.
«Era stata fatta un’acquisizione in Turchia – prosegue Caiumi – successivamente il manager dell’azienda turca e anche altri hanno concluso operazioni straordinarie rispetto alle attività aziendali. Operazioni che hanno fatto sì che la “vecchia” Elumatec nel 2013 dichiarasse la propria insolvenza. «Vicende che, tuttavia, non riguardano l’acquisizione appena siglata, dal momento che noi ci rapportiamo con la nuova società» ha chiarito Valter Caiumi.
Sul valore dell’acquisizione vige la riservatezza almeno per un altro mese e mezzo: per portarla avanti Cifin si è avvalsa di consulenti quali gli advisor di N+1, Deloitte e lo studio tributario e societario Deloitte, White & Case, Ubi Banca e Bper. E si auspica che questo modello possa essere di esempio. «Mi auguro che questa acquisizione possa portare qualche idea ed emulazione – conclude Caiumi – Questo è un tessuto economico straordinario che mi ha consentito di affrontare al meglio l’operazione: la prima telefonata che ho fatto quando ho iniziato a documentarmi in merito è stata ad Alberto Vacchi - presidente della bolognese Ima - perché sapevo che si era avvalso della consulenza di N+1. E gli ho chiesto: “prestami un po’ di know-how”».
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