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I volteggi delle dieci aquile nel cielo dell’Appennino

di Martina Stocco
I volteggi delle dieci aquile nel cielo dell’Appennino

Sono almeno cinque le coppie censite nell’area Alto Frignano e Garfagnana. Davide Pagliai le osserva da anni. E c’è anche il ritorno del falco pellegrino

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PIEVEPELAGO L'Appennino come habitat naturale delle aquile reali. Un incremento delle specie selvatiche e il ritorno nell'area del falco pellegrino. Ecco il quadro nel vasto territorio montuoso tra l'Emilia e la Toscana. Lo spiega Davide Pagliai, che ha svolto il lavoro di monitoraggio dei rapaci per cinque anni, dal 2004 al 2009. Ora è guida ambientale escursionistica e guardia ittica provinciale.

In quale area nidificano le aquile reali e quante ce ne sono?

«L'Alto Appennino è una vasta area - racconta Pagliai - in cui convivono almeno cinque coppie di aquile. Le province in cui fanno il nido sono: Modena, Bologna, Lucca e Pistoia. Nel Parco del Frignano, area di osservazione dei rapaci dalla fine degli anni Ottanta, nidifica una sola coppia di aquile, tra il Cimone e l'alta valle del torrente Scoltenna. Le altre quattro sono nelle zone limitrofe all'area di studio». Un'area che si estende per 190 chilometri quadrati dentro il Parco del Frignano. Da quando è presente l'aquila reale sul nostro territorio?

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«I primi monitoraggi risalgono al 1987 quando fu accertata anche la prima nidificazione. Questa coppia di aquile reali è considerata un nucleo riproduttivo stabile. La loro riproduzione non si è mai interrotta dalla prima osservazione, ma è fallita svariate volte».

Ogni quanto si riproducono?

«Una sola volta all'anno e depongono più uova. Però solo il primo uovo, salvo imprevisti, diventerà un'aquila adulta. Le altre sono le “riserve”. Se la prima cova va a buon fine, gli altri piccoli muoiono perché ricevono meno cibo e sono più esposti alle variazioni di temperatura. Sono rapaci delicati e sia il caldo sia il freddo li possono uccidere».

Quali possono essere le cause del fallimento riproduttivo?

«La causa principale è l'uomo ma anche le condizioni meteorologiche avverse. È importante evitare di disturbarle e cercare di sensibilizzare le persone. Fotografi e arrampicatori possono spaventare gli adulti durante il delicato momento della cova. Le aquile spaventate si allontanano dal nido e il pulcino, all'interno dell'uovo, non riceve calore per periodi prolungati e muore. Ma anche il pullo è molto sensibile e dipendente dalla presenza dei genitori, almeno fino all'involata (primo volo)».

Quali sono le tappe della vita di un'aquila?

«Sono rapaci longevi possono vivere anche vent'anni e sono monogami. La coppia rimane fissa finché uno dei due componenti muore. Sono inoltre molto territoriali e l'età adulta è raggiunta al quarto, quinto anno d'età. A quel punto sono maturi sessualmente e il piumaggio assume le colorazioni tipiche dell'aquila reale, nero sbiadito con la testa dorata. La deposizione delle uova avviene a metà maggio. La femmina cova le uova e la loro schiusa avviene dopo 42 giorni. A luglio iniziano i primi voli e solo a quel punto si può ritenere andata a buon fine la cova. I piccoli iniziano a cibarsi fuori dal nido e dopo pochi mesi, a novembre i genitori li allontanano. È un altro momento critico per la loro esistenza. Vengono messi a dura prova ed è massima la mortalità».

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