L’importanza dei coadiutori della caccia
Lamandini: «Sono i volontari a fianco della Polizia provinciale per l’equilibrio della fauna selvatica»
Oltre duecento nuovi aiutanti «a strettissimo contatto con il mondo agricolo». I coadiutori della caccia sono l’altro aspetto del monitoraggio delle specie selvatiche nella nostra provincia. Sono il braccio armato. «Svolgiamo migliaia d’interventi all’anno - assicura Francesco Lamandini - interessandoci in particolar modo di animali predatori e opportunisti». L’ex sindaco di Spilamberto è il presidente dell’ambito territoriale di caccia Modena 2. L’Atc ha formato, in collaborazione con l’Atc Mo3 e la Provincia, 180 nuovi volontari: 125 erano iscritti al primo, 55 al secondo. «Ne sono stati promossi circa 160 - dice Lamandini - e sono già attivi. Una cinquantina sono stati formati dall’Atc Mo1. Ci si muove in strettissimo contatto con il mondo agricolo, in base alle loro segnalazioni. Interveniamo per i cinghiali, ma anche se piccioni danneggiano una stalla. Tutto ciò oltre alla normale azione di monitoraggio. Quando ci sono danni, tecnici dell’Atc fanno una verifica e una stima. Se è nelle nostre zone paghiamo anche. I coadiutori lavorano in appoggio con la polizia provinciale. Il numero dei poliziotti provinciali è calato e loro hanno sempre più una funzione di coordinamento; in tal modo i coadiutori assumono un ruolo sempre più attivo». Per la Provincia sono “volontari che collaborano in modo costante per garantire l'equilibrio della fauna selvatica e la sostenibilità della presenza di diverse specie con l'attività agricola”. Finiti i corsi, “partecipano ai piani di controllo della fauna selvatica, come cinghiali, storni, corvidi a tutela dell'agricoltura”. Guai a parlare di “abbattimenti”. Meglio il politicamente corretto “prelievi”. «Preleviamo decine di migliaia di capi - aggiunge Lamandini - tra piccioni, nutrie, storni e tutto ciò che arreca danno all’agricoltura». La distribuzione territoriale è quasi omogenea. «Se a Bastiglia ci sono cinque coadiutori - spiega il presidente - a Modena ce ne sono cento. L’unico Comune fuori scala è Vignola. Il territorio è molto piccolo, ma è pienissimo di numerose piccole aziende, in cui svolgiamo tanti interventi puntuali». Per diventare coadiutori autorizzati dalla Provincia servono corsi come quelli conclusi a Spilamberto e Lama Mocogno. «Ogni volta, incluso l’Atc Mo1, ne formiamo circa duecento - conclude Lamandini - ma non li organizziamo ogni anno. Il prossimo dovrebbe essere nel 2017».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
