Nonantola, dopo il rogo la “Nosadella” riapre i battenti
Donati 21mila euro dopo la terribile esplosione grazie alla raccolta fondi promossa da Angelo Vigorito. La nuova sede del ristorante è stata trovata in una casa colonica a Bagazzano. Gara di solidarietà per la famiglia di Tommaso Conte
NONANTOLA. Al numero civico 35 di via Maestra di Bagazzano aprirà ad aprile la nuova “Nosadella”, lo storico locale di Nonantola andato distrutto a seguito di una deflagrazione del tutto incidentale di gas. La solidarietà per i titolari e per i lavoratori del ristorante si era messa in moto già nelle ore immediatamente successive a quel tragico pomeriggio di settembre, con il coinvolgimento della intera comunità, ma anche di estimatori in tutta provincia.
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L’iniziativa dell’amico di famiglia Angelo Vigorito, che aveva aperto un conto corrente per la raccolta fondi, sta per concludersi: la somma raggiunta è di 21mila e 623 euro e, a fine mese, quel conto bancario verrà chiuso.
Nel frattempo, le Cantine Gavioli e l’artista Fernando Masi hanno dato vita ad una mostra pittorica che sabato chiuderà i battenti.
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VICINANZA ALLA FAMIGLIA CONTE. Dal canto loro anche le autorità hanno dimostrato vicinanza alla famiglia Conte, il cui capostipite, Tommaso, esterna forte senso di gratitudine per tutti, mentre ripercorre la vicenda, accettando anche lo scomodo invito di rivivere quei primi istanti, immediatamente successivo alla terribile esplosione di via Mavora: «Non c’ero, però ero poco lontano. Arrivando da Nonantola ho visto alzarsi una grande e fitta nube di fumo. Sembrava polvere, però il colore era diverso. Ricordo che pensai ad un camion, immaginando che doveva essersi ribaltato per via della pericolosità dell’incrocio, finché non notai quei lembi di fiamme. Allora corsi come un forsennato.
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Ricordo che vidi a terra i ragazzi del ristorante che avevano vissuto in prima persona l’incidente. Indossavano abiti chiari. Incominciai a chiamare i miei ragazzi uno ad uno, figli e dipendenti. Ricordo che vidi, steso sul prato, un nostro addetto ghanese. È come se lo avessi davanti agli occhi ora, era vestito di bianco e non si muoveva. Stavo per dargli uno schiaffo. Lo chiamavo e non mi rispondev. “Ma perché non rispondi?”, gli strillavo. Quando lo abbracciai vidi lo choc. Continuai a correre e a chiamarli per nome, uno ad uno. Poi il sollievo tanto agognato, quello di rendermi conto che stavano bene. Questo è il mio ricordo».
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IL SOGNO DI UN FUTURO POSSIBILE. La sua voce si incrina. Ma quando Tommaso parla del futuro e del locale che verrà, il tono ritorna ad essere sereno: «Abbiamo visitato numerose strutture e abbiamo scelto quella di Bagazzano. Una bella casa colonica distribuita su due piani. Piano terra per la zona operativa e primo per i clienti. Un salone grande con travi in legno, lucernai antichi, colonnine di inizio novecento. Ma gli arredi e l’accoglienza non si discosteranno da ciò che siamo sempre stati, cioè un locale dall’ambiente familiare. D’estate sarà possibile cenare all’esterno perché la struttura ha tre portici e un parcheggio. Il giardino offrirà le possibilità di sempre, conversare, portare il cane, fumare una sigaretta. Giorni fa ho detto ai ragazzi: “Avete dormito abbastanza? Ora si ricomincia”.
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UNO DEI CANI ZOPPICA ANCORA. I nostri cani? Stanno bene tutti e tre, però uno dei pastori ancora zoppica. Non so se prenderemo abitazione qui, a trenta metri, al momento continuiamo a vivere tra Ravarino, Gaggio e Nonantola. Ora voglio solo solo ringraziare una città intera che, con amicizia e fratellanza, non ci ha mai fatto sentire soli. I fornitori? Tutti pagati salvo un’azienda di Nonantola, perché non ha voluto i soldi in segno di solidarietà. Ennesima, grande dimostrazione di affetto nei nostri confronti».
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