«Tessile, pochi controlli: danneggiati clienti e ditte»
Bonfiglioli e Cianci esperti dei due laboratori analisi presenti nel comprensorio: «In Germania controlli a raffica e multe salate, in Italia invece i furbi prosperano»
Il caso dei capi tossici prodotti da Spazio Sei su licenza Blumarine baby, di cui la Gazzetta ha dato notizia sull’edizione di ieri, ha sollevato notevoli perplessità, sia da parte degli addetti ai lavori, sia da parte dei consumatori.
I giubbotti con collo di pelliccia (parte dell’indumento su cui gli esami chimici richiesti dal Ministero della Salute hanno rilevato la presenza di una sostanza tossica), sono stati ritirati dal commercio, ma che dire di tanti altri capi commercializzati e prodotti da aziende sconosciute che finiscono nei negozi e sui banchi dei mercati? Siamo sicuri che il consumatore sia tutelato? «Assolutamente no - commenta Pierpaolo Cianci, titolare del laboratorio di analisi tessili Lart a Carpi -. Il punto è che sui giornali finiscono i casi legati ad aziende note, ma di tutto il resto che viene venduto si sa ben poco. Le spiego: - continua - chi vende tessuti o pelli a produttori italiani di solito chiede: la merce resta in Italia o viene esportata? Il perché di questa domanda è presto spiegato: il venditore sa che in Italia è molto raro che vengano fatti controlli sanitari accurati sulla materia prima, in altri Paesi invece...». Cianci riferisce che ad esempio in Germania i controlli su bancarelle, negozi e megastore sono continui. E siccome la merce che arriva da località estere spesso presenta problemi di salubrità, il consumatore tedesco preferisce la merce prodotta in Germania. Insomma una specie di “protezionismo”.
«La Lav - conclude Cianci - fa bene a effettuare esami sui capi in vendita: certe sostanze utilizzate nella concia delle pelli sono realmente cancerogene. Bisognerebbe che questi controlli da parte delle autorità fossero di routine su tutto quanto viene venduto: in questo modo ne trarrebbe beneficio anche tutta l’industria oltre che i consumatori».
Anche Emilio Bonfiglioli, pure lui esperto di analisi chimiche e titolare di un laboratorio che da 30 anni è al servizio del tessile, spiega che serve più chiarezza: «In altri Paesi del nord Europa - spiega - in materia di controlli sui capi tessili vi sono regole chiare e metodi d’intervento chirurgici. Chi truffa i consumatori con etichette false e viene scoperto si trova a doverne immediatamente rispondere con multe pesanti, senza le lungaggini italiane di processi che non finiscono più e che spingono i produttori scaltri a fare i furbi. A livello mondiale tutti i produttori sanno quali sono le sotanze chimiche ammesse e quelle vietate, solo che in certi Paesi i controlli si fanno mentre qui in Italia...». Con un sistema efficace di sanzioni certe e analisi rapide sui prodotti si potrebbe dare una mano al mercato tessile ed eliminare la concorrenza sleale.
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