Caroli a Modena per un omaggio ai maestri
Il docente di storia dell'arte del Politecnico ospite al Forum Monzani per presentare il suo ultimo libro "Con gli occhi dei maestri"
MODENA. Li ha conosciuti, li ha frequentati e forte, intenso è stato il legame intellettuale, culturale e umano che Flavio Caroli ha tessuto con i suoi maestri. Ne parla nel libro "Con gli occhi dei maestri" (Mondadori) che oggi, 17 gennaio, alle 17.30 viene presentato al Forum Monzani. Caroli è ordinario di Storia dell’arte moderna presso la facoltà di Architettura del Politecnico di Milano. Ha curato mostre importanti e pubblicato numerosi volumi, a partire da Lorenzo Lotto e la nascita della psicologia moderna" (1975), ha collaborato con diverse testate giornalistiche, tra cui il “Corriere della Sera” e “Il Sole 24 Ore”, e con riviste di storia dell’arte italiane e straniere.
Il suo libro vuole essere un tributo ai suoi maestri, ma sottolineare anche che la cultura deve essere sostenuta dai grandi insegnamenti... "Certamente. Il libro è nato per questo. La constatazione che oggi ci vogliono dei maestri. Longhi, Graziani, Arcangeli, Briganti, Gombrich e Ragghianti sono stati maestri, miei maestri e ho ritenuto doveroso parlare di loro. E nell'insieme grafico del libro, 15 immagini per ognuno di loro consentono di capire, anche in modo immaginativo, individuamente i maestri".
La loro lezione?
"Una lezione di bellezza e di grandezza. Con loro non era lecito essere meno ambiziosi di così: usare la storia dell'arte per capire il senso della della storia e della vita. Ognuno a suo modo: Longhi in chiave classica, Arcangeli in chiave romantica, esistenzialistica, Gombrich in chiave di cultura, come Musil in letteratura...".
Chi gli è stato più caro?
"Senza dubbio, Arcangeli che considero mio padre. Sono vissuto quasi otto in simbiosi assoluta. Mi ha insegnato tanto, soprattutto l'approccio, il tipo di rapporto che si deve avere con la storia dell'arte, con la bellezza, la cultura. Sono stato il primo a laurearmi con lui, il 15 novembre 1968".
Chi ha determinato un fascino particolare su di lei?
"Tutti. Ma il fascino di Longhi era gigantesco, assoluto quello di Briganti, perché era un seduttore. Con Gombrich era nato un rapporto molto stretto. Sono stato a lungo a Londra e ci vedevamo spesso...".
E per affinità elettiva a chi si sente più vicino?
"Per metà sono figlio della scuola italiana, cioè la linea Longhi-Arcangeli, e per l'altra metà della scuola mittleeuropea che ho incontrato per inquietudine verso i limiti della scuola italiana. Tutti i miei studi, la fisiognomica, la mostra "L'anima e il volto", il mio libro dello scorso anno sono strettamente legati alla linea mittleeuropea".
Nel suo ultimo libro si può andare alla scoperta della dimensione anche umana dei maestri?
"Senza dubbio. Con Arcangeli un rapporto umanissimo, intimo con Briganti e Graziani. Lo stesso con Gombrich di cui ricordo il primo incontro nella sua casa straordinaria per la sua semplicità in una Londra elegante. Fui colpito che non c'era un quadro, c'era una fotografia di Cartier-Bresson e lui mi disse:"Io faccio il professore di storia dell'arte, non posso permettermi di comprare quadri". In questo c'era tutto il fascino, lo snobismo anglomittleeuropeo".
Oggi ci sono maestri da guardare con ammirazione?
"Io ho ricevuto questo messaggio di grandezza e sono qui che ne parlo. Ora tocca a noi, alla mia generazione, trasmettere questo messaggio alle generazioni che verranno.
Perché si fa spesso la distinzione tra critico e storico dell'arte?
"Non ha senso. Lo dissi 30 anni fa che mi piaceva essere chiamato storico dell'arte. Da allora tutti preferiscono essere chiamati in questo modo".
C'è qualcosa da rimproverare oggi alla critica d'arte?
"La critica d'arte, in generale, è una cosa un po' improvvisata che non comporta altro. Alla storia dell'arte è da rimproverare il fatto che deve avere più pensiero dietro. Non si può accontentare, ed è una tendenza molto diffusa, di catalogare, ma deve pensare al senso di ciò che è accaduto nella storia. I maestri hanno insegnato ad esercitare il pensiero sulla storia. E ciò che ho imparato e spero di poter trasmettere".
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